La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Quando ti piaci

Quando ti piaci il tempo scorre veloce,

quando ti piaci il cielo è azzurro,

quando ti piaci la tua camicia profuma di fresco,

quando ti piaci i discorsi sono tutti lieti

e se non lo sono è perché ti devi piacere di più.

Quando ti piaci ti cibi di sogni e dimagrisci senza pena,

dormi sonni tranquilli e ti svegli a cavallo di un arcobaleno.

E torno da Seneca, torno dal filosofo che ha fatto dello Stoicismo la sua bussola.

Mi è sempre piaciuto lo Stoicismo, Scuola filosofica Ellenistica, fondata da Zenone, basata sull’idea che l’Universo sia regolato da un ordine razionale divino che insegna a vivere secondo natura, accettando il destino, dominando le passioni e coltivando la virtù per raggiungere la felicità. 

Chissà cosa può orientare le scelte di una giovane mente priva di esperienza e conoscenza? Chissà! Il piacere che si prova a prima vista, anche nei confronti di una teoria filosofica, è una sorta di imprinting, basato certamente su fenomeni complessi che fonde biologia, psicologia e tante altre risposte emotive immediate. Non si tratta solo di estetica, ma di qualche imprecisato meccanismo capace di regolare processi rapidi di valutazione che intrecciano i nostri neuroni inaspettatamente, generando affinità sorprendentemente piacevoli nei riguardi di un concetto estraneo fino a farcelo divenire familiare e gratificante. 

Un colpo di fulmine! Il cervello umano è programmato ad apprezzare le simmetrie, le proporzioni, l’armonia, la poesia, il ragionamento bello e pulito che ci riconduce ad un ambiente sicuro, ad una affinità intellettuale-emotiva, a un grembo materno.

Ricordo come fosse oggi il mio incontro con il mondo filosofico. Un’aula come tante, banchi antichi, i banchi sono sempre antichi rispetto al nuovo che avanza; grembiule nero a ricordare, se mai ce ne fosse stato bisogno, la nostra condizione di scolare, allieve poste a distanza siderale dagli insegnanti e a distanza ragguardevole anche dagli stessi scolari che, per effetto del loro genere maschile, erano esenti dall’indossare il famigerato grembiule. Un metro quadrato di terital-cotone capace di segnare una differenza abissale in termini di discriminazione di genere, stereotipi e disuguaglianze, sempre e tutti a sfavore delle donne. I capelli no, i nostri capelli li lasciavamo crescere selvaggi e, sciolti in libertà o raccolti in coda di cavallo, erano il simbolo anticonformista di rottura con la società adulta, l’unico, strappato e permesso a noi future donne sull’orlo della rivendicazione dei diritti. Accanto alla neonata società in evoluzione, i libri. I libri o li ami o li odi, a quei tempi era più facile amarli; legati da un elastico colorato e portati sotto braccio, più spesso appoggiati sul cuore, io li ho amati. Sarà stata anche questa vicinanza a creare con loro il forte legame indissolubile, quello che mi ha permesso di sviluppare una capacità sorprendente, dialogare con le pagine stampate: io mi interesso a loro, le cerco, le accarezzo, le illumino e loro mi rispondono, gratuitamente mi consigliano e mi arricchiscono. In questa relazione amorosa si è inserita la Scuola Ellenistica, offrendo un generoso gancio terapeutico alla mia adolescenza in cerca di identità, autonomia e affido, focalizzato sull’etica e sulla ricerca della felicità interiore.

Col tempo, è risaputo, le relazioni si accrescono attraverso processi dinamici che trasformano i legami iniziali in relazioni mature ed ecco che torno a Seneca e mi lascio cullare da Impara a piacere a te stesso, perché il valore personale non può essere misurato dal consenso degli altri.

2 pensieri su “La poesia di Maria”

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