La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Colori

Oggi accarezzo il petalo di rosa

trafitto dal raggio di sole

con lo sguardo che rimbalza

come goccia d’acqua su pietra riarsa

 tra il mare verde delle foglie 

e poi affoga.

Tremolii di pensieri morbidi ed ispidi

accatastati nei silenziosi grigi polposi

pronti a sciogliersi in emozioni scarlatte

dentro il verde dalle ciglia nascoste.

Il mio pensiero oggi si perde

nella folla dei colori 

e poi si ritrova.

Leggo e leggo. 

Con un libro tra le mani mi sento viaggiatrice intrepida, pronta ad esplorare nuovi mondi e a vivere e colorare il mio mondo.

“Dolce color d’oriental zaffiro”

(Purg. I; 13)

Ci sono, un tempo senza spazio, un soave vento, un colle dell’Anima, il Palazzo Fonteviva e il Professore Leopoldo Ulliani, Insegnante di Italiano e Latino, ultimo rampollo della nobile stirpe dei Duchi di Fonteviva che, con cadenza mensile, accoglie venticinque persone, suoi antichi allievi del Liceo Classico Sallustio in Astrea, nella Biblioteca del Palazzo, sua dimora, per ascoltare ancora le sue lezioni da affermati professionisti.

Diverse voci fanno dolci note

(Paradiso VI; 124)

Perfetta è la corrispondenza tra i versi di Dante e lo spettacolo che si gode nella stanza inondata di luce che Dolce, dal Gran Sasso all’Adriatico, dalla finestra s’addentra e tutt’attorno si spande.

Dolce Color è un viaggio dell’anima che tocca e si posa sulla parola Dolce e nel dolce iter dantesco dove i significati e i significanti si rincorrono e si fanno molteplici. Nelle duecentodue pagine ambrate l’aggettivo Dolce si trasforma in sostantivo e avverbio e sempre sconfigge gli abissi del male, avvicina alla bellezza del nostro territorio, matura e si schiude in un Dolce mischio di suoni e colori.

La parola si fa protagonista, si apre, si schiude, ci offre le sue radici e dolce il lettore ne assapora la storia, perché le parole sono come le persone, ognuna ha una sua storia che di volta in volta si fa Almadi lucreziana memoria, Sincretismo Culturale, portatrice di stimoli, gerundio di leopardiana memoria e verbo nostalgico nel legame profondo con la terra che D’Annunzio coglie e il cuore sommerge.

Sinestesie, iperboli, antinomie, metamorfosi, allegorie, similitudini… Dante, il Sommo, è tutto questo e molto di più. Dante è poeta, Dante è Pittore, Dante è regista ante litteram, come l’Autore afferma, eppure, Dante è poeta democratico, giacché parla al cuore e alla mente di ogni persona sensibile ed intelligente. Ad Astrea, alla presenza del Professore Leopoldo, la sua carissima Camilla, colta e raffinata pianista, il prodigioso Maestro d’arte Aristide, sua moglie Silvia, biologa di studi e viterbese della Tuscia con una profonda passione per l’archeologia, il giardiniere Oreste, contadino appassionato, cultore di latino e stimato allievo del Professore e sua moglie Ninetta, esperta in leccornie e prelibatezze si realizza la rivoluzione che la Comedìa è anche un capolavoro di cultura popolare perché  tutti a loro modo, possono assaporare e intendere le Dolci parole e la dimostrazione si svela mentre Aristide, assorto, riflette su come avrebbe trasformato in paesaggio cromatico i seguenti versi,

Come di uno stizzo verde ch’arso sia

da l’un dé capi, che da l’altro geme

e cigola per vento che va via,

(Inferno XIII; 40-42)

 Ninetta ascolta con stupita umiltà ed esclama: “Ma questa scena la capisco bene!” Poi arrossisce ai complimenti del grande artista, ma Leopoldo gongola perché ha la dimostrazione, finalmente, che la Comedìa è un capolavoro di cultura popolare, come lui aveva sempre sostenuto ed essere contadino riserva la gioia di scoprire qualcosa che solo poeti e pittori sanno. Rubro, Roggio, Vermiglio…le parole sono come persone con le loro storie, un vero concerto poetico di bellezza e la bellezza più è condivisa e più è magnifica.

Poesia, pittura, musica, sapori, tutti racchiusi e tutti soavemente danzano, entro DOLCE COLOR, a significare che la bellezza della vita ci concede una dilatazione del tempo e una magnificenza della nostra umanità tra la natura che ci contorna.

Dolce, più che un aggettivo, un sostantivo, un avverbio è un suono, un colore, una nota musicale, un sapore, un sentimento, che arricchisce di significati nuovi e diversi i nomi che accompagna. 

E se voi, uomini e donne, avete già studiato così a suo tempo, nei vostri Licei, Dante, allora lasciate stare, in caso contrario è necessario che leggiate, come ho fatto io, Dolce Color.

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