La poesia di Maria
di Maria Matani
Esistenza in ebollizione
Nessuno può sapere cosa il viaggio
raschia dal nostro fagotto esistenziale.
Sassi della strada ci inducono a contare,
uccelli dai rami ci insegnano a cantare,
nuvole nel cielo ci invitano a sognare.
Ogni viaggio è puro caso,
ma a casa tutto si fonde
con la realtà ineffabile lasciata:
sequenze aggrovigliate si purificano,
acquisiscono forme, diventano leggere.
Strati di esistenza in perenne ebollizione.
Negli spazi profumati della poesia amo perdermi per poi ritrovarmi.
Sui luoghi, che custodiscono i miei segreti intrecciati ai segreti di tutto un popolo, capaci di inebriarmi con le loro bizzarre e amare e mistiche e fragili e feroci leggende-verità, rivivo, tutti coloro che con me hanno vissuto sotto lo stesso cielo, come in un sogno, unico e vivido, che aleggia tra le case e le valli, oltre la nebbia che lenta si alza al tramonto nella stagione autunnale.
Poteva rimanere tutto come allora, come lo scorrere lento ed eterno del fiume di pianura, ma così non è stato.
L’acqua del fiume inizialmente cominciò ad incresparsi e, prima che ci si potesse accorgere della sopravvenuta pendenza del suolo, sempre più velocemente cominciò con tutta la sua portata a precipitare lungo i suoi dislivelli, riversandosi dentro a vere e proprie cateratte.
Incuranti del pericolo, uomini e donne affrontavano le cascate con la stessa forza e determinazione messi in atto dai giovani salmoni nel viaggio di ritorno al mare. E, mentre i giovani scomparivano oltre i salti d’acqua, solo i vecchi restavano sugli spazi profumati che di lì a poco sarebbero diventati desolati.
In quei tempi nessuno era in grado di stabilire se fosse cosa positiva o avversa. Quando si è immersi nel tempo delle cose l’iperrealtà rischia di farci smarrire nel labirinto delle sue costruzioni. Sarà solo il tempo a scandire nuovamente il ritmo, il tempo, unico e indiscusso protagonista, pronto sempre a compiere il suo dovere nell’ambito del suo corso.
Il fiume saltava le sue rapide, veloce correva incontro ad altre lontane e sconosciute e inesplorate pianure dove riannodare altre bizzarre leggende, nuove favole da inventare, mondi da sognare, narrazioni da distribuire a tutti come latte caldo con miele, sotto forma di nenia notturna ingigantita dal silenzio oscuro della notte.
Le strade d’acqua, rispetto alle strade sterrate polverose, o addirittura, motose, sono più violente e più determinate nel raggiungere obiettivi anche mai progettati. Nel fango, infatti, i piedi affondano e si procede lentamente e, intanto, in quella lentezza resta del tempo per riflettere.
Io per un po’ rimasi a riflettere nel fango adiacente al fiume, poi un giorno affrontai il salto. Il salto è quantificabile in una frazione di tempo piccolissima, talmente breve che ad esso non posso correlare nessuna emozione. Bum! E poi acqua, schizzi, l’azzurro del cielo, gli schiaffi delle onde, il nero della notte, le bracciate contro i muri d’acqua inconsistenti; gli occhi chiusi e aperti e un raggio di sole solitario che trasforma una goccia tra le ciglia in arcobaleno.
Ora continuo a dedicarmi alle mie nuove attività, qui dove il fiume mi ha catapultata, senza aspettarmi nessun riconoscimento, senza essere del tutto consapevole di ciò che nel silenzio vado sognando, pensando, realizzando, ma sicura che se riuscirò a stabilire un contatto vero e duraturo tra il nuovo e l’antico, se riannoderò le trame dei vecchi copioni ai nuovi, allora avrò ricreato una nuova armonia.
Se riuscirò a recuperare le atmosfere dei luoghi che custodivano i miei segreti misti ai segreti di tutti, se avrò la ventura di riappropriarmi dei misteri miei più belli, delle bizzarre leggende, sceneggiatura di un popolo, le cui parti marginali ho interpretato a fianco ai protagonisti, maestri del tempo fuggito, unitamente ai figuranti, musici e spettatori, allora di sicuro, il risultato sarà quello di una ritrovata armonia nell’Universo.

E che possiamo aggiungere ad una così bella interpretazione del viaggio? Ci si rimescola sempre nell’acqua e nella natura e stormi di predecessori ci indicano la via. Quella interiore
Grazie 😘 Gina