La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Storie di mare

Il tempo passa veloce e lento.

Avanza quale marea boriosa,

a falcate spiralate, brusche e morbide,

staffilate sui nostri corpi e sui nostri pensieri:

ci agguanta, ci incarta,

ci sbatacchia, ci sommerge.

Bivalvi espulsi dal letto acquoso

e sbattuti sul discrimine

dove finisce l’inondato

e inizia l’essiccato.

Il tempo ci sorprende,

ci dimentica, ci insabbia,

con premura ci occulta

fino alla fine dei tempi.

Sei tu, Stella di mare – classe Asteroidea – piccola e suggestiva, quasi un portafortuna per chi la trova e io ti ho trovata nella luce chiara della mattina appena sbocciata; riposavi sulla sabbia appena ricoperta da due dita d’acqua.

Ti ho presa come si può prendere una conchiglia vuota. Eri inerte e così ho pensato fossi morta, sulla mano ti ho posata leggera, mentre osservavo l’incanto della tua simmetria raggiata, attenta a non spezzare le tue esili braccia.

D’un tratto un leggero formicolio sul mio palmo, una sorta di solletico e, a ben vedere, la stella si muoveva. I numerosi pedicelli uscenti dai cinque canali radiali, collegati alla ampolla centrale e a chissà a quali specifici muscoli primitivi, pur tuttavia funzionali, mettevano in atto, anche su un substrato alieno, una efficace deambulazione e, tra medio ed anulare, lentamente, ma direzionalmente, si prefiggeva la ricerca del suo habitat naturale, anche in assenza di un cervello centralizzato. 

Con il solo nervo radiale che corre lungo ciascun braccio, sembrava urlare a me e al mio cervello di cento milioni di neuroni, Fermati, dove mi porti? Fuori dall’acqua io non vivo.

In taluni casi ci si intende anche senza commenti, sono tornata in acqua e un po’ più in là a dove l’avevo raccolta, sul velo teso del mare, fermo come una tavola di azzurro colorata, l’ho adagiata. Per gravità è scesa piano fin sulla sabbia e poi con essa si è mimetizzata.

Buon viaggio, piccola stella.

Sulla spiaggia di fresco rastrellata come zucchero semolato è dolce giocare. 

Giochiamo a palla? 

No, non ho voglia. 

E dai! 

Va bene, ma solo se mi paghi. 

Ma quanto vuoi? 

Due euro. 

Due euro? 

Sì, quanto allora? 

Non so… un bacino.

Il mare non racconta il suo passato, lo tiene tutto nascosto tra la sua massa d’acqua. Di giorno acquisisce chiacchiere banali, rancori confidati a sconosciuti, amori che sbocciano sotto l’ombrellone e altri trasformati in piccoli romanzi d’appendice, finiti nella noia dei tempi dimenticati. 

Il mare è silenzioso, sonnacchioso e, di mattina continua docilmente a cullare i sogni dei bagnanti partecipando con il suo sciabordio ai dialoghi confusi, ai dialoghi inverosimili, apportando freschezza e serenità, distensione e discrete osservazioni.

Il pomeriggio, invece, si fa serio e brontolone: Basta con le chiacchiere, sono vecchio oramai e voi credete di incantarmi con chiacchiericci ad arte confezionati con la pretesa poi di essere barattati per dialoghi intelligenti?

Non dirmi più che al primo tuo amore, quello senza un lavoro profumatamente retribuito, gli hai voluto tanto bene, se così fosse tu saresti ancora con lui e non con quello che a sera con la motoretta ti aspetta e felice fischietta.

Davanti a un caffè bollente, sotto un ombrellone che a metà faceva ombra e a metà lasciava filtrare il sole sulle nostre spalle scoperte di bagnanti in cerca di una abbronzatura rapida e sicura, mi hai parlato di Zagor, Setter irlandese dal pelo bianco-rosso, un giovane amico fedele.

 Quando è scomparso il suo padrone, è rimasto una intera settimana senza accostarsi al cibo, poi piano, con il suo fiuto singolare, ha annusato ancora la vita e si è lasciato amare dal figlio del suo capobranco eccezionale.

Quanto abbiamo ancora da imparare?

C’è chi in simili occasioni riesce anche a festeggiare!

Mare, mare colorami la pelle, fammela diventare di un bronzo artigianale, ma il cuore lasciamelo rosso-amore con al centro un nocciolo d’oro.

4 pensieri su “La poesia di Maria”

  1. Il gioco è dettato dalla parola “bivalvi”. Il tempo è veloce e lento, i bivalvi stessi si trovano in situazioni acquose e seccate. Doppio, tutto è apparentemente antitetico, come scienza e poesia

    1. Se con le mie piccole cose riesco a stabilire ponti, vuol dire che la semplice verità parla molto di più delle falsità ammantate da manipolate complessità…
      Grazie, Teresa👏

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