La poesia di Maria
di Maria Matani
Schikata ga nai
(Non si può fare nulla)
Orsù, ginestra odorosa,
raddrizza i tuoi rami,
ché passato è il temporale!
Le piante, antiche quanto il mondo, ben sanno come scampare alle intemperie senza sfidarle, ma cercando di salvare il salvabile, salvare la vita, salvare la specie.
E c’è una cultura altrettanto antica in campo umano, quella nipponica, costituita da tradizioni antiche e innovazioni moderne saggiamente miscelati, caratterizzata da rituali, rispetto per la natura e attenzione ai particolari. Tale cultura risulta vincente perché, come sempre, sono i dettagli che fanno la differenza.
I giapponesi amano il bello e il buono, così si spiega il loro profondo amore per l’arte classica, per le nostre città d’arte e per tutte le incommensurabili bellezze della nostra Italia.
E a noi italiani cosa piace del Pianeta del Sol Levante? Efficienza e puntualità, pulizia e rispetto, precisione e sicurezza di sé e infine la sua filosofia, che offre un bagaglio sterminato di pensieri che enfatizzano lo spirito della natura e la purificazione, l’armonia, la gioia del vivere, la bellezza dell’umiltà, la spontaneità, l’importanza del vuoto e del silenzio. La serenità che scaturisce dall’accettazione del flusso naturale della vita.
Pensieri che si sono stratificati nei millenni e nei diversi periodi storici hanno fatto della cultura nipponica un mosaico complesso e affascinante, fino ad aprirsi alla contemporaneità e offrire all’uomo moderno un ventaglio di conoscenze pratiche che possono essere applicate nella vita quotidiana per trovare benessere e felicità.
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.
Non si può fare nulla, non è una frase di resa, piuttosto un invito ad abbracciare la realtà per quella che è.
Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.
Per noi orientali l’importante è comprendere che il senso profondo dello Schikata ga nai, risiede nell’assunto che alcune cose accadono senza il nostro permesso. È una filosofia di vita pratica che ci aiuta ad accettare gli eventi anche quelli nefasti, ci assiste nel ridurre i sensi di colpa, sostenendoci di converso sulle azioni dalle quali possiamo trarre cambiamenti.
Il cuore dello Schikata ga nai è fatto di morbida saggezza, infatti capire quando è il momento di agire e quando invece è il momento di fluire senza apporre resistenza è estremamente saggio e vantaggioso e acquisire diligentemente la sua arte e saperla applicare risulta essere un fruttuoso investimento in termini energetici.
Tale consapevolezza in fondo, forse con sfumature differenti, in tempi non strettamente moderni allignava anche nella nostra cultura contadina, poi, con l’arrivo del modernismo spinto, ci siamo illusi di crescere in consapevolezza, autostima e controllo esasperato. Ci siamo lasciati incantare, come Ulisse dal canto delle Sirene, che tutto fosse alla portata di tutti e soprattutto che tutto fosse nelle nostre mani e nelle nostre disponibilità. Ci siamo presuntuosamente liberati del senso della finitudine delle possibilità, ci siamo illusi di raggiungere la grandezza desiderata, sposando l’idea di onnipotenza e poggiando l’idea stessa su un piano logicamente illogico.
Follemente, abbiamo iniziato a pretendere le follie più disparate, a lottare per esse, cadendo in veri e propri crateri fisici e psichici. Sensi di smarrimento, impotenza, frustrazioni, ansia e complessi di inferiorità, a cascata come piogge acide, cadono quotidianamente sui corpi inermi.
Accettare lo Schikata ga nai, più che un monito, è una scelta di vita che ci può venire incontro e nel momento in cui lo integriamo nel nostro modo di vivere, ci permette di accettare le curve della vita.
Il primo passo è quello di lasciare andare ciò che non dipende da noi, così da concentrarci pienamente sulla parte residuale, quella dotata di margini su cui poter lavorare autenticamente e con le efficaci energie.
A pensarci bene stiamo esponendo una filosofia concreta che ci invita a vivere con maggior lucidità e maggiore intelligenza. Come tutti gli stili di vita, per metterli in pratica, è necessario partire da punti imprescindibili, il primo consiste nel superare l’omologazione, paragonarsi ad altri e pensare di essere come la massa richiede, non aiuta affatto. Meglio concentrarsi sulla propria personalità.
La nostra persona, metaforicamente, è il nostro giardino e come ogni giardino si cura in ogni aspetto, si nutre, si osserva, s’incoraggia la crescita di ogni piantina, si contano le lune e si canta alla luna. Semplicemente e poeticamente si attende che con il tempo ogni bocciolo diventi una rosa.
Se il nostro giardino è ben curato, l’aria fresca e profumata ci aprirà la mente e il cuore, i pensieri si spanderanno a raggiera e arriveranno lontano e in questa condizione saremo fisicamente predisposti ad aprirci all’altro, che può essere un amico, un libro, una poesia, un quadro, un animale, un incontro fortuito.
Camminare nel verde della natura, ascoltare il suo silenzio, i dolci suoi suoni, risveglia la mente, ci suggerisce altri percorsi e ci conduce a scoprire altre prospettive. Contrariamente, i luoghi di ritrovo senza identità, i non-luoghi spersonalizzanti pieni zeppi di elettricità e di oggetti tecnologici che assorbono la nostra energia senza restituirci nulla in cambio, se non aria viziata e avvilente, non ci inducono a cambiare prospettive, mentre, il più delle volte è doverosamente significativo cambiare prospettiva, vedere le cose da angolazioni diverse, diversi approcci e diverse soluzioni. Cambiare prospettiva è assolutamente benefico per meglio comprendere noi stessi, gli altri e ciò che succede intorno a noi.
Lo Schikata ga nai ci invita ad affrontare l’inevitabile con accettazione profonda, ci libera dalle catene e ci orienta verso l’azione creativa. È una scelta che si rinnova giorno dopo giorno…
Quando non si può fare nulla, accetto la vita così com’è … Schikata ga nai.

Chissà perché è sempre indicata la ginestra come fiore resiliente, ce lo insegna Leopardi che riflette le stesse cose osservando lo ‘sterminator Vesevo’.
Belle immagini, belle parole di Maria che riporta tutto sempre alla nostra amata terra
Gina, tu mi fai volare alto e il ti riporto alla terra, la nostra amata terra …
Bellissime parole, sagge, vere, preziose e soprattutto da seguire.