La poesia di Maria
di Maria Matani
Vecchi e nuovi filamenti
Pettino la chioma e pettino gli anni
pettino i pensieri e pettino i ricordi.
Amore, avrei potuto regalarti qualcosa di serio,
ma ti ho regalato solo la carezza dei miei capelli,
profumi di eternità senza età.
Con i capelli racconto la mia vita,
i miei lunghi capelli come lacci,
soffici come velluto nelle notti fredde,
onde scure sul mare nelle inquiete ore,
filigrana grigia ora mi adorna il viso,
il riso e il coraggio di rosso vestito.
La mia mente strana e complicata è ancora qui con me, sempre a restituirmi un ricordo non perduto, a rassicurarmi che ogni ricordo è conservato, ogni trama ancora ben strutturata e alle altre agganciate.
In questo pomeriggio di fine maggio, con il sole che bussa forte oltre la tenda di pizzo bianca, intarsiando di fiori impalpabili il doppio vetro della finestra, che furioso li proietta sotto forma di luce e calore fin dentro la metà e oltre della camera da letto, che beata attende il calare della quiete. Intanto che gli ultimi raggi partiti da spazi lontani, trasportano ostinatamente flussi radianti fino all’ultimo quanto, altri treni di ben altra natura, carichi di visioni, pensieri e progetti partono in maniera caotica dalla zona grigia, ermeticamente chiusa tra ossa sferiche – geniali specchi concavi capaci di replicare l’oggettivo in una serie infinita di soggetti senza confini e senza tempo – e lungo il relativo breve percorso, si scontrano, si associano, si collegano fino a restituirmi una visione compiuta e particolareggiata di ciò che eroicamente vado cercando nel mare del bianco rumore.
Portami all’altrove, ultimo raggio di sole del giorno che va, sollevami da questo luogo, che pure mio sento, ma non ancora e mai abbastanza, portami sulla strada lunga dei miei capelli neri e rossi allineati e perduti sulle vie che calcai.
Capelli, desiderio e fantasia; carezze e profumi; ore lente in libertà. Capelli fragili, apparentemente fragili, ma con struttura resistente, millenaria; raccolti in coda o intrecciati, acquisite la capacità ci contrastare forze rilevanti. Tra i vostri fusti, come alberi di un bosco, ho immerso le mie mani, spalancate le mie dita in cerca di soluzioni introvabili, assurde o magiche; vi ho arrotolato intorno a una matita colorata, mentre seguivo i miei gravosi studi, fino a liberarvi poi, quando con la matita riprendevo la scrittura e voi docili, ricadevate sui quaderni, fogli, fogli sparsi.
Avete imparato con me, fianco a fianco, passo a passo; mi avete seguito dappertutto, castani e rossi. Vi ho trattato come soggetti animati con una propria identità. Di voi ho riferito che siete forti, autonomi, indisciplinati e all’occorrenza anche disciplinati. Avete sempre saputo quando era il momento di incresparvi come le onde del mare sotto il Libeccio e quando era tempo di distendervi fedelmente. Calmi vi siete appoggiati sulle mie gote a nascondere un imbarazzo, per poi tornare a sorridere carezzandomi il collo e cingendomi le spalle, leggeri a sfiorami le labbra come un amico sincero e a coprirmi gli occhi per regalarmi ombra e intimità.
Coraggio, raggio di sole lungo e rosso, non aver remore ancora, portami con te, ora che l’area grigia è stata scossa e incredibilmente si è focalizzata sulla mia criniera, illumina il sentiero dei capelli miei castani e rossi, accendili di mille scintillii ed essi s’infiammeranno come dolci lingue di fuoco restituendomi verità dimenticate.
E, allo stesso modo ora, ugualmente illumina la mia chioma argentata, quella che timida si è posata, spaesata si è mostrata, riservata e imbarazzata al pubblico si mostra, riscaldala e donale fiducia, quanto basta, perché possa capire che da me, come le altre diversamente colorate, è altrettanto amata.
Dille che sono io, sono ancora qui e che l’amo ancora come ho amato gli altri miei colori, il mio biondo slavato e ondulato della prima infanzia, il castano forte e robusto della gagliarda giovinezza, il rosso esagerato dell’età adulta emancipata e ora amo te, acquilunio, forse ancor di più, perché rispetto il suo essere profondo, la sua candida purezza, la sua sincera schiettezza. Per il resto dille, ancora, che la mia bella capigliatura la trovo sempre autonoma, indisciplinata, all’occorrenza disciplinata e oltretutto rivoluzionaria. E questa sua ultima qualità me la rende prediletta.
In lei intravedo segni di esplorazione e curiosità, accettazione e integrazione, identità. Nostalgia. Nostalgia di chi più non c’è.
Bianco, somma di tutti i colori, bianco somma di tutti gli affetti, bianco latte sentimento primordiale, mutevole, ondeggiante, instabile e galleggiante dentro la bolla del rumore bianco, rassicurante e nostalgico.
Con te, simbolo di libertà, riabbraccio la mia autenticità, mentre rendo omaggio a tutti i capelli miei andati.

Maria ci offre un modo di guardare il tempo diverso, attraverso i capelli. Una vita raccontata da fili che stanno con noi fino alla fine, ci accompagnano, fedeli. Che bellezza!
Fosse solo per leggere questi bei commenti Gina, io scriverei per sempre, ancora, ancora per sempre 😘
Un mare di emozioni nella tua scrittura e ci si può tuffare e farci una nuotata mentre i collegamenti spuntano come delfini che ti accompagnano verso la riva 💙
Ah, Tereza!
Tu mi stupisci❤️♥️
Le tue metafore, originalissime, impreziosiscono il mio prosimetro ♥️
Grazie
Ah, Tereza!
Tu mi stupisci❤️♥️
Le tue metafore, originalissime, impreziosiscono il mio prosimetro ♥️
Grazie