C’è la mamma nella poesia di Maria

C’è la mamma nella poesia di Maria

di Maria Matani

A te

Ci saremmo amate lo stesso.

In questa casualità d’incontri,

tu mi avresti amata ugualmente,

anche se fossi stata diversa,

anche se fossi stata un’altra.

Tu mi avresti riscaldata, nutrita, educata,

amata lo stesso 

e io ti avrei riconosciuta ugualmente

dalla voce, dallo sguardo, dalle mani,

dall’odore, come unica e insostituibile.

Mi sarei rispecchiata nei tuoi occhi

e ti avrei amata lo stesso

conscia che nell’amore sconfinato 

di questo duo speciale

 nessuna classifica si potrà mai fare .

Chiedimi cosa sono capace di fare io per te e non avrai bisogno di attendere la risposta, essa, semmai, servirà solo a me, per capire ancora meglio, sempre più chiaramente, questo misterioso duo speciale, incastrato entro la teoria del tutto, in fondo al concetto aspro che nulla è per sempre e dentro la consapevolezza che tutto ha un inizio e una fine. 

Dobbiamo essere pronti ad accettare che in un qualsiasi momento non ci sarà più chi ci chiederà come stai, non ci sveglierà più la mattina, non ci consiglierà più di indossare il maglione pesante e non ci darà più la buonanotte e intanto che riflettiamo sulla nostra piccola storia personale, intorno a noi le fluttuazioni quantistiche compaiono e scompaiono continuamente, dimostrando che il vuoto non è mai davvero vuoto, che l’energia positiva della materia è bilanciata da una energia negativa gravitazionale, suggerendo a noi – eredi  di antiche forme preumane e convinti beniamini del creatore – che l’universo sarebbe in uno stato di continuo cambiamento, espansione e contrazione, così come la teoria del Tutto suggerisce.

Vita e trasformazione, trasformazione individuale, trasformazione totale, microchimerismo materno-fetale, trasformazione universale fondamentali tutti per superare il cielo vissuto come esperienza personale e approdare a quello successivo, sempre in chiave evolutiva, fino ad entrare in quello finale, conclusivo. Conclusivo?

Nell’ambito delle trasformazioni, la mamma ne è l’archetipo giacché, oltre tutto,  si divide e come si divide bene solo lei lo sa e colui che di sé ne è parte. Si divide fin da quando nel suo ventre ospita un figlio per poi donarlo al mondo, talvolta ingrato. Sì, perché ci sono angoli di mondo che definirli ingrati è poco e comunque, sempre alla luce di questo sole veniamo e tutti la nostra vita a una madre dobbiamo e, quasi sempre, ancora a lei la propria successiva esistenza.

La madre è accoglienza piena, la prima soccorritrice, mani che abbracciano, sostengono, nutrono. Sguardo che umanizza. Quanto tempo impiega una mamma a rendere umano un suo figlio? Tutta una vita e a volte non basta. Da quel lontanissimo primo momento in cui gli sguardi si incrociano nella tenerezza e lentamente, ma significativamente, si avvia la costruzione del proprio senso di identità, passando attraverso le cadute, il bacio sul ginocchio sbucciato, la favola della sera, il panino più goloso, il gelato a merenda, il bagnetto caldo, i primi passi, le corse, i rimproveri velati e quelli conclamati. 

Il bene materno non si può astrarre, si può spiegare certamente a livello generale e a livello di simbolismo attraverso l’archetipo della Grande Madre che incorpora le competenze necessarie alla fecondità, all’accudimento, alla crescita del bambino, alla tolleranza. Tutte funzioni che permettono al femminile di sintonizzarsi con l’altro, tuttavia, cos’è la specifica relazione madre-figlio, quella lo sa e può saperlo solo il duo strettamente interessato. 

Durante le 41 settimane della gravidanza si assiste allo straordinario fenomeno del microchimerismo materno-fetale, uno scambio bidirezionale di cellule tra madre e feto in un continuo fluttuare; molte di dette cellule fetali rimangono nei tessuti materni, lasciando una impronta permanente e partecipando, finanche, alla riparazione di eventuali tessuti. 

Tale processo, per quanto incredibile, ma scientificamente dimostrato, può essere inteso come un “trapianto naturale”; mentre la madre costruisce il bambino, il feto tenta di ricostruire la madre. Ecco perché nessuna classifica mai si potrà fare dentro e fuori questo duo speciale.

Ogni mamma, a seconda della situazione, della condizione, del luogo, del tempo, della famiglia, dello status, mette in moto una serie di comportamenti, linguaggi, modus operandi, assolutamente unici ed irripetibili. Per questo, indagare e capire il duo madre-figlio è alquanto misterioso, anche all’interno dello stesso nucleo familiare. Le relazioni sono sempre personali ed esclusive. Il linguaggio, sebbene universale, è caratterizzato da sguardi e complicità che evidenziano una complessità reciproca che vanno oltre le parole e che portano, pertanto, a rendere ogni relazione unica nel suo genere.

Quando ero triste mia mamma mi diceva di chiudere gli occhi e di pensare a una cosa bella, ora chiudo gli occhi e penso a lei, nel mentre le fluttuazioni quantistiche compaiono e scompaiono, l’energia positiva della materia è bilanciata da energia negativa gravitazionale, l’universo gioca alla continua espansione e contrazione e pezzi di te  restano sempre in me e pezzetti di me sono rimasti chiusi in te.

Atomi, atomi silenziosi, dove il silenzio è l’unica risposta che ci rimane, un silenzio assordante a cui ci dobbiamo abituare, che dobbiamo saper amare.

2 pensieri su “C’è la mamma nella poesia di Maria”

  1. Maria ha colto il senso profondo del rapporto madre -figli. Riconoscersi senza indicazioni, amore senza tramiti. La biologia dei sentimenti più veri

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