La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Le 200 ore 

Chiamami,

la tua voce, nel brusio fastidioso della folla,

dritta arriva alla mia corteccia e mi blocca.

Chiamami,

in un lampo a terra le mie sporte piene abbandonerò,

le forbici spalancate nel mezzo delle rose lancerò,

i guanti mi sfilerò e con le mani al tuo timbro mi volgerò.

Chiamami,

le orecchie all’ascolto leste porgerò,

una ragione per resistere insieme troveremo,

tu dammi ciò che vuoi,

io ti darò ciò che posso,

amico.

I sogni non possono essere fatti prigionieri e le parole vere sempre escono dal cuore e sempre raggiungono un altro cuore, vicino o lontano che sia. Il merlo mattiniero, come un buon amico, canta all’alba, prima che i raggi del sole diventino arroganti e prevaricatori; le nuvole appaiono all’orizzonte prima che il temporale arrivi a flagellare le corolle inermi; i sogni caldi e suadenti si allungano sul cuscino prima che l’aurora squarci la notte e la frantumi; le favole prendono forma l’attimo prima che il tramonto allunghi le sue dita sul grigio cupo della sera e le fantasie più sfavillanti risplendono sulle lucide rocce carezzate dall’acqua canterina del fiume prima che essa si perda nel mare.

L’amico arriva davanti agli altri, arriva prima che lo si chiami, arriva al solo tuo pensiero, sempre.

L’amico vero arriva prima dell’alba, dinanzi al temporale, prima che la notte scenda, prima che inizi la novella, viene a riempire di musica nuova e antica lo spazio abissale tra due anime contigue; arriva gioiosamente giocando al pittore, che per celia ruba colori alla natura per dipingere i suoi sogni e donarli a te, che pennelli non hai e sognare non sai.

Quando ti vedo ti dico solo cose vere con le parole meno approssimative, senza paura che ti offenda, o che tu rida. Ti consegno le cose più belle e il loro ricordo mi resta impigliato nelle mani, come essenza trasparente della nostra condivisa essenza. 

Lo zufolo va in cerca di un suonatore, il suonatore cerca il suo rustico strumento a fiato e l’aria brama al solo pensiero d’incanalarsi attraverso il cilindro cavo e fuoriuscire tra i fori ad arte socchiusi, nella infinita giostra della musica sulle scale.

Non chiudere il tuo cuore amico, il tuo segreto tra lacrime e sorrisi, soffialo senza timore, la lezione più grande che si può imparare è che in vita esiste il dolore e la gioia e che l’uno sfuma nell’altro e nessuna primavera, imprudente che sia, precipiterà ad arrivare e neppure, per quanto tardiva, si lascerà a lungo aspettare. I fiori a loro tempo sbocceranno e a sera le loro corolle si chiuderanno, mentre le lucenti stelle si accendono nel blu e ogni suono diventa melodia e ogni voce si trasforma in armonia entro l’orecchio di colui che ascoltare sa. La neve si abbatterà lesta sul prato, ricoprirà le siepi fino a farle scomparire e se riesci a vedere le siepi nascoste, allora sarai capace anche di riconoscere sotto la mia pelle le cicatrici della vita, conoscerai le mie ferite e gioirai delle mie guarigioni.

Nel mio giardino coglierai i fragranti ricordi dei fiori sbocciati migliaia di albe fa e insieme condivideremo una reciproca libertà fondata sulle 200 ore necessarie per potersi dire essere buoni amici. 

2 pensieri su “La poesia di Maria”

  1. La natura con Maria diviene Umana e l’uomo diviene Natura in un rapporto di metamorfosi dei sensi

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