La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Sande Martine nostre 

Sande Martine, veschive a’ccavalle

Tu chi ‘ngundriste nù povere scingicate

chi li dindi sbattaje da lu fredde,

pijste lu mandille ato’ rosce e bbelle

e leste ddù pizze ci faciste,

une pi lu puvirelle e une pi ttà.

Lu cile si vriugnò e lu fradde all’istande finò

arsciò lu sole e da quilla’mbò

di l’istate di Sande Martine si parlò.

Sande Martine, Sande Martine

quiste ahé lu jurne pé pruvà lu vine

e tu si lu Sande di l’abbunnanzia:

quanne lu pane dendre a l’arche s’ammassave,

li biscutte a lu litte a lività si mittave,

quanne lu rane su l’are si stave a machinà,

quanne li pummadore si stave a ‘mbuttijà,

quanne l’alive a lu trappite si portave a macinà,

quanne lu porche si stave a spaccà,

Sande Martine! Ahadda voce s’invocave

a tutte li parte, a’ppinnammonde e a’ppinnabballe,

pì li culle e pì li valle, Sande Martine!

E tutte l’Abbruzze arrispunnave, Na’bbone minute!

Cosa dire a te che torni da lontano, da Milano adornata dalla nebbia o da qualche altro luogo adombrato dai sospetti e dopo lungo peregrinare torni a riposare in questo borgo povero, stretto, magico, se non che la Terra tua d’Abruzzo tutto sostiene, te persino, che falsamente ti ritieni straniero? 

Tante cose vi son da dire e qualcuna te ne dirò: quando arrivi in codesto angolo non dire da subito che lo spaesamento t’assale. L’Abruzzo è Terra da scoprire, ci sono gole e calanchi, in ordine sparsi, una miriade di Paesi a gruppi riuniti, come stelle a formar costellazioni ed altri raccolti su fazzoletti verdi, d’estate nascosti tra i boschi, come nidi tra il fogliame, mentre in autunno si colorano di polvere d’oro screziata, prima di diventare presepini bianchi solo di notte svelati dalle loro stesse timide lucine. 

Nei borghi più antichi − quelli che hanno fatto le Genti d’Abruzzo − i montanari fieri, vissuti a fianco alle loro pecore e con loro sono scesi alla marina e più in là, oltre i confini dell’angusta nostra regione a trovare verdeggianti prati, per scampare ai rigidi inverni appenninici, sono ancora tutti lì, dentro le mura e sui prati adibiti a pascolo, tra i boschi e in eredità hanno lasciato capolavori in termini di cultura, tradizioni, artigianato, restanza e transumanza.

I borghi che si ergono sui fiumi, come grani di rosario, si specchiano nel taglio d’acqua, placido  o tortuoso, vigoroso o scarso,  ancora sempre lì, testimoni dell’insediamento di antiche popolazioni italiche, i Sabini, i Vestini, i Marsi, i Peligni, i Frentani; popoli assai bellicosi sui quali Roma riuscì ad estendere il suo dominio solo dopo l’umiliante evento delle Forche Caudine. 

Paesi orgogliosi, dirimpettai di altrettanti Paesi valorosi, tutti a vantare storie antiche e origini mitologiche, ognuno con un proprio dialetto, oltre che di specifici tratti fonetici, propri Santi da festeggiare e una propria Madonna da venerare.

Ogni regione ha il proprio destino scritto nel territorio, la nostra ce l’ha scritto sulle rocce, sulle montagne che da sempre fungono da barriera, ostacolo e contemporaneamente protezione; è questo il motivo per cui ogni nostro paese trova in sé stesso tutto ciò di cui ha bisogno.

La montagna tutta è attraversata da un filo rosso che unisce borghi, campagne, boschi, fiumi, rocce, cascate, eremi, forre, santuari, flora e fauna e mentre in passato un siffatto territorio scontava il primato del disagio stagionale, degli impedimenti lavorativi, delle indigenze umane e della mortalità infantile, attualmente questi stessi luoghi si sono trasformati in una galleria d’arte all’aperto.

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”. Cosi, già nell’anno mille, Bernardo da Chiaravalle scriveva e allora tu, non sentirti spaesato in Terra d’Abruzzo, corri a perderti nelle nostre tante riserve regionali, ritemprati nell’antico Parco Nazionale d’Abruzzo, quello istituito un secolo fa a nome del Regio Decreto con 50.000 ettari adibiti a Parco ed altri 80.000 di preparco a tutela degli animali più imponenti, Orso bruno marsicano, Camoscio d’Abruzzo e  Lupo appenninico, oltre alla numerosa biodiversità.

Così scriveva Ignazio Silone del Parco nel suo romanzo, Vino e Pane: “… a sinistra tra i vigneti, i piselli, le cipolle, c’era la via provinciale che si inerpicava subito tra le montagne e s’addentrava nel cuore dell’Abruzzo, nella regione dei faggi, dei lecci e dei superstiti orsi, conducendo a Pescasseroli a Opi, a Castel di Sangro”. 

Il territorio del Parco si sviluppa lungo una serie di catene montuose originatesi circa 160 milioni di anni fa. L’orogenesi ha portato al sollevamento le rocce che costituivano i fondali della Tetide, per tale motivo queste montagne, costituite da calcari e dolomie, nel loro ventre nascondono barriere coralline; la natura calcarea favorisce i fenomeni carsici che generano grotte, inghiottitoi, doline e fiumi sotterranei, i quali ultimi rivestono una importante riserva idrica per l’intero Parco.

Questo vuol dire che se si vuol godere della bellezza riposante del vivere in un parco è necessario recarsi nell’Alto Sangro? No, niente affatto e niente paura, in Abruzzo convivono tre parchi nazionali, uno regionale, un’area marina protetta  e trentotto riserve regionali, praticamente basta spostarsi di pochi chilometri per entrare in un’oasi di pace. Questo è stato  sufficiente da farle guadagnare il nome di Polmone verde d’ Europa. 

Siamo in Europa e siamo dalla parte giusta, siamo dalla parte del rispetto dell’ambiente e allora cosa dire a te, che spaesato sei tornato in Abruzzo? Tranquillo fratello, a pieno titolo sei tornato e se sei pronto a portare  rispetto alla nostra antica, vigorosa, ma pur sempre fragile Terra,  libera i tuoi ormeggi e non temere d’annoiarti, l’Abruzzo è relax, ma è soprattutto divertimento ed escursioni.

Passeggiate a cavallo, amicizia con asinelli, pedalate in mountain bike, percorsi in canoa, visite a grotte, rifugi, eremi. E scendendo giù, scendendo dai monti, troviamo il mare, le belle vele sull’Adriatico, i Trabocchi, le aree protette della Torre del Cerrano, che vanta arenili e fondali rilassanti, la Riserva naturale del Bosacchio, un fazzoletto disteso tra collina e litorale tutto da scoprire e da tutelare. Protagonisti assoluti roditori, insetti e taluni uccelli, primi fra tutti il Fratino, piccolo bipede che solo in questo angolo di spiaggia protetta riesce a nidificare.

Il mare lo viviamo d’estate, ma lo si può vivere anche d’inverno, anzi non c’è nulla di più bello che passeggiare sul bacio delle onde avendo negli occhi la catena del Gran Sasso innevata in una splendida giornata fredda e tersa.

Quante cime, quanti castelli, quanti fiumi, quanti laghi, quante spiagge, quanti boschi, quante grotte, quante abbazie non ho menzionato? Ognuno di voi apporrà un nome su questa meravigliosa cartina geografica, lo scrigno chiamato Abruzzo, attenzione però, le gemme più preziose, come in tutti gli scrigni, sono occultate.

Abruzzo, non sono i luoghi che attraversi, ma un patrimonio culturale dell’Umanità che parla, respira e ti forma.

4 pensieri su “La poesia di Maria”

  1. Una descrizione meravigliosa della mia Terra, la più bella che abbia mai letto!
    Un dialetto fa da incipit, con un’ode a quelli che sono i suoni e le tradizioni di un territorio le cui bellezze vengono analizzate in italiano, nel linguaggio ormai comune che a volte sembra nascondere le particolarità della nostra origine.
    Non si sarebbe potuta descrivere meglio quella Terra che a volte sembra lontana, ma alla quale ogni sera il cuore ritorna!

  2. Abruzzo fra religione, folklore e vita semplice. Ma che bello ricordare che usi e costumi nascono dalla Fede, dalla semplicità di una vita spesso faticosa. Grazie per ricordarci sempre da dove veniamo

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