La poesia di Maria
Bella mente
di Maria Matani
Mente sei grande quanto il mondo
e non basta, più grande del mondo sei.
Chiusa tra ossa sferiche, geniali specchi concavi,
capaci di replicare l’oggettivo infinito in serie
senza confini e senza tempo, il mondo dilati,
lo arruffi, lo districhi, lo colori, lo profumi,
ne fai musica, poi a sorpresa te ne innamori.
Mente, madre del mondo sei, i mestieri insegni
e l’ozio concedi per ricordarci che mortali siamo.
La mente è per natura caratterizzata da immaginazione prolifica e produttiva; essa abbozza, predispone e perfeziona, immagini, sensazioni, concetti, pensieri, parole.
Una mente ben allenata produce rappresentazioni − attraverso processi di trasformazione delle informazioni percettive provenienti dal mondo esterno in dati di conoscenza − in modo ininterrotto, a ciclo continuo, come un forno che da mattina a sera, restituisce pane. Inoltre, a tale capacità immaginativa fa seguito, allo stato ottimale di funzionamento, l’ immagazzinamento delle tante immagini prodotte.
La mente è una sorta di biblioteca neuronale che custodisce le sue immagini – idee – ricordi, debitamente, scientificamente e sistematicamente catalogati, in modo tale che all’occorrenza possiamo risfogliare le sue pagine, integrarle, perfezionarle, addirittura, eliminarle.
La mente possiede delle capacità magiche: mentre da un lato sa ricordare, in senso negativo, sa scordare e dimenticare. Ebbene, dimenticare, letteralmente sta a significare portare lontano dalla mente e questa attività riusciamo a farla più o meno agevolmente, più faticoso risulta essere lo scordare, che etimologicamente rimanda a “allontanare dal cuore”.
Esistono poi, le eccezioni, persone che difficilmente dimenticano ed altrettanto difficilmente scordano. A prima vista, tale caratteristica, potrebbe essere interpretata come un grande privilegio, in realtà è una piccola condanna, perché, è risaputo che l’oblio, quel naturale meccanismo della nostra mente, che comporta una perdita dei ricordi con il passare del tempo, è un processo attualmente considerato dal mondo scientifico, una attività del cervello indispensabile: perdere informazioni immagazzinate è fondamentale per poterne apprendere di nuove.
Come i nastri delle vecchie cassette, nuove informazioni andrebbero a sovrascriversi sulle vecchie, senza sovraccaricare inutilmente la nostra mente, in un sistema di flessibilità cognitiva, che ci rende più elastici e in grado di meglio adattarci alla realtà.
Al contrario di ciò che si potrebbe a prima vista pensare, ricordare in modo minuzioso, ostacolerebbe l’acquisizione di nuove e più urgenti informazioni e sarebbe senza dubbio una vera e propria condanna.
In medio stat virtus, vale anche per l’oblio: dimenticare non troppo, non troppo poco.
Ricordare fatti, nomi, sapori, odori, situazioni, sensazioni, volti, espressioni, canzoni, alla fine è una grazia. E mentre scorrono carrellate di avvenuto, come un magico caleidoscopio, ecco che altre immagini lottano per entrare nei prodigiosi circuiti mentali, per dare vita a nuovi mondi, nuove realtà, nuove rappresentazioni.
Mente − viandante, tutto il giorno in cammino, ad ogni scollinamento ti appare un nuovo orizzonte con tutto il creato dentro e di notte, mentre l’umano che ti ospita dorme, tu, bella mente, madre del mondo, sorvegli i suoi piccoli, gli racconti le favole più belle, gli offri le immagini più luminose, gli proponi i progetti più accurati, gli confessi i propositi divini.
Madre − mente non riposi mai: lavori e lotti, crei e disfi, tagli e ricuci nel gioco infinito dell’eterno fare, dell’eterno vivere.

Galileo riteneva la Scienza ancella della Fede, anche se poi ha dovuto abiurare. La mente è e basta
Galileo, il maestro di tutti ❤️