La poesia di Maria

La poesia di Maria

Girotondo della pace

Bastano mille scambi e pochi doni 

per fare una pace buona e senza illusioni.

Una mela e un bacione per una matita arancione;

una matita arancione per un veloce aquilone 

e di corsa incontro al sole in più di un milione;

un aquilone per un trattore

per fare nei campi ogni lavoro;

un trattore per un pulcino

per fare la gallina;

la gallina coccodè fa tante uova,

tante uova anche per te,

se tu dai una mela a me.

Girotondo della pace,

lo impariamo mentre giochiamo

e poi da grandi tutti lo sappiamo.

Quando la pace voce più non ha

La pace in alto con gli uccelli cantava, una mattina, quando il sole si svegliò, la voce di colpo in gola le si strozzò e afona diventò. Corse a valle e a lungo a tante porte lei bussò. Uomini possenti le chiedevano con sufficienza, segnalando nel contempo molta impazienza, cosa mai desiderasse in quei palazzi maestosi di marmo rivestiti, ove una sfilza di questioni ogni giorno creava mille complicazioni. 

La pace tutto sa del bel mondo che a lungo cantato ha. Ogni mattina è uno splendore, le corolle dei fiori si aprono con il sole, le api e le farfalle danzano dai monti al fondo valle, ogni formica in fila indiana trasporta un chicco di grano, i bambini vanno a scuola e i grandi a lavoro. Il girotondo delle stagioni, anche in quello era campione.

A San benedetto la rondine sotto al tetto ci ricorda che primavera è già nell’atmosfera.

In estate, di buon mattino, spalanchiamo le finestre per far entrare aria fine poi, la sera aspettiamo il tramonto sul balcone, prendiamo il fresco e da lontano il concerto delle rane. 

Autunno di rosso veste e cesti ricolmi di cachi e melagrane, corbezzoli e mirtilli, pere e sorbe ti riversa tutto attorno; solo il chicco di grano, lascia il caldo riparo e sotto terra se ne va, dorme e sogna e grande tornerà. 

L’inverno, con il suo monocolore gioca a fare il gran signore; dietro i vetri pensoso sta a guardare il suol che imbianca, a ripensar alle favole amate, a sognare una nuova fata e poi, quando il buio della notte di nero tinge le bacche rosse di agazzino, come un gatto abissino raggomitolato nei pensieri scaccia tutti i dispiaceri.

Prova allora fiduciosa, una volta ancora la pace, sissignora, a citar parole, tutto ciò che in cuore ha, cantarlo saprebbe già, ma la voce non la onora, solo un gemito, un pianto, nessun’altra nota nell’aria vola. La pace voce più non ha.(MARIA MATANI

Un pensiero su “La poesia di Maria

  1. Ci vorrebbero tanti girotondo per la pace. Neppure la terra di Cristo è risparmiata. In Maria troviamo la pace che viene dalla natura e dall’infanzia. Nulla ha a che fare con gli uomini. Lei lo ha capito e lo diffonde il suo sapere ‘di natura’.

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