La poesia di Maria

La poesia di Maria

di Maria Matani

Profumo

Nessuna fragranza aspergerò sulle mie caviglie,

né nelle arrendevoli fossette retroauricolari.

A nessuna essenza concederò il diritto di celare

i miei autentici profumi,

quelli che viaggiano in groppa ai miei pensieri,

ai miei bozzetti, alle mie inquietudini.

Profumo singolare,

serbato entro le sottili membrane diafane,

sarai tu solo a rischiarare le mie giornate.

 

Sulle tracce di un profumo

È il naso a dirci ciò che ci piace e ciò che non ci piace. È il naso che ci guida, ci permette di acquisire informazioni precise, una porta aperta sul mondo delle emozioni, impressioni, turbamenti, reminiscenze.  

L’olfatto è il più immediato dei cinque sensi, il più reattivo, il più scostumato e il più indisciplinato, ovvero, quello meno sottoposto alla nostra volontà. Il naso entra prima di noi, si affaccia, non dice buongiorno, non saluta, ma sentenzia; frasi secche e decise: “Sento puzza di bruciato” e sotto questa semplice frase si può nascondere un ventaglio di emozioni, nostalgia, fastidio, tristezza, paura, gelosia, abbandono, disgusto.

I profumi rientrano nell’insieme dei linguaggi non verbali, essi una volta incanalati nelle narici, approdano al cervello, attivando il sistema limbico, la parte cerebrale  più antica, considerata la centralina delle emozioni e qui riescono a generare nuovi neuroni e indurre effetti sul sistema endocrino, che a loro volta  hanno il delicato compito di mantenere l’equilibrio fisiologico. Con grande semplicità stiamo  parlando  di profumoterapia,  ricordando, tuttavia, che la giusta fragranza curativa, assolutamente naturale,  astrattamente è guidata dall’istinto olfattivo personale, quello che ci fa riconoscere infallibilmente la propria nota curativa. È per questo che  è lecito affermare, il mio naso è il mio medico.

Un olfatto fuori allenamento sembra giochi poche partite nella nostra vita, peraltro non importanti, ma se tentiamo di rimettere al centro la nostra piccola proboscide, scopriamo mondi inaspettati, mondi apparentemente inesistenti, mondi che pensavamo dimenticati e relegati all’età infantile, quando, ancor prima dell’acquisizione della parola e del possesso della sfera razionale, eravamo naturalmente programmati a scoprire il mondo esclusivamente tramite l’uso dei sensi.

Ma tu, mia proboscide spezzata, puoi tornare a svolgere ancora i tuoi mirabili lavori. Sai annusare la frutta prima che i denti la trituri e la lingua la impasti e la faccia sparire nell’ingorgo buio dei tubi digerenti; sai fiutare i fiori, grandi, piccoli e invisibili; sai riconoscere le erbe aromatiche anche mentre passeggi annoiato tra giardini e prati. Ti basta staccare una semplice foglia di menta perché un treno di ricordi sfilino ciarlanti e ballerini sui fili tesi della tua memoria, recente o ancestrale e contemporaneamente nelle tue orecchie risuonano le voci del borgo, le musiche, i canti, i suoni, i rumori, i pianti, le litanie, i motti, le regole le espressioni di tutti quelli che ti sei lasciata  alle spalle,  dolci come flauti, colorati come arcobaleni, caldi come il respiro.

Naso, mio naso, quante volte sono andata a naso, ho svoltato  a lume di naso, sono rimasta con un palmo di naso, sono stata presa per il naso, ho messo il naso appena fuori dalla porta, ho preso porte sbattute sul naso, ho ficcato il naso, ho avuto buon naso, non ho visto più in là del mio naso, ho arricciato il naso…  

Ora voglio annusare le note delle mie fragranze curative.

Un pensiero su “La poesia di Maria

  1. Il profumo è il miglior amico dei ricordi. Basta un effluvio leggero per riportarci indietro di decenni e risvegliare anche il ricordo più nascosto. Un miracolo spettacolare

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