Quei versi che raccontano la fede

Quei versi che raccontano la fede

Lucia farà un vero e proprio tour nelle chiese del teramano per presentare la “sua” via Crucis .Queste le date  

L’INTERVISTA

Lucia Di Pietro , da laureata in Lettere , insegnante nelle elementari e nelle medie a Roseto lei ha trovato un altro modo di applicare i suoi saperi . Ha abbracciato la poesia

Si amo particolarmente la  poesia in lingua, nella forma metrica dell’endecasillabo sciolto. Mi ripaga del mio comporre  la musicalità naturale e spontanea che ne nasce. 

Scrivo con passione anche in dialetto che è stato per me lingua madre e a cui riservo esclusivamente l’endecasillabo sciolto.

Lei ha tradotto su libro la sua passione.

Si , ne 2021 una raccolta di poesie in lingua intitolata “A PIEDI NUDI…tra le stelle”, Hatria Edizioni. Si tratta di una silloge di testi illustrati da professionisti e suddivisi in dieci parti a seconda dell’argomento e raccoglie poesie scritte nell’arco di tredici anni circa. Si avvale della prefazione del prof. Sandro Galantini e della postfazione del prof. Luciano Lamolinara.

Nell’ultimo periodo è nato un nuovo amore?

Nel corso degli anni e per vari eventi che si sono verificati, la mia vena poetica ha accolto anche spunti religiosi derivanti, sempre più, da un cammino di preghiera intrapreso più di trenta anni fa in seno alla Chiesa Cattolica e che mi ha portato, lentamente ma con forza, a riflettere e meditare sul senso della vita e sulle scelte che essa comporta.

La mia fede non ha avuto un percorso lineare ma, pur tra alti e bassi, mi ha donato appoggio ed energia, preservandomi da cadute rovinose.

Dove è approdato questo percorso intimo

Questa sorta di “scuola dell’amore” che continuo a frequentare mi ha ispirato ogni tanto dei versi che ho più o meno accolto dentro di me e che, a volte, ho anche osteggiato, ma che, nonostante me stessa, ha continuato a farsi strada dentro di me donandomi, nel 2021, la Via Crucis.

 A questo punto…

Mi sono ritrovata, sull’agenda  più di 300 versi in endecasillabi sciolti e, precisamente, tutti e 15 i commenti alle 15 stazioni della Via Crucis unitamente ad una preghiera finale di richiesta di aiuto e di ringraziamento per suggellare la passione di Cristo, la sua morte e la sua Resurrezione.

Già durante la Quaresima del 2022, ho sentito il desiderio e l’esigenza di presentare questo mio lavoro di poesia, di studio e di preghiera, perché tale in fondo è stato, ad alcuni sacerdoti della zona che mi hanno permesso di recitare i commenti della mia Via Crucis in dialetto, stazione per stazione, nelle loro parrocchie.

E questo è il cammino che, con molta umiltà, mi accingo a percorrere anche quest’anno, invitando amici e conoscenti alla celebrazione di questo rito nelle parrocchie che mi hanno accolta.

Perchè in dialetto?

lo sento come la lingua degli affetti, la lingua del cuore che mi ha accarezzato per tutta la vita e che ho sentito di restituire e soprattutto agli anziani come dono doveroso da parte mia e come carezza. Con essi, infatti, mi sento del tutto in comunione,

Una sua offerta agli altri ma anche un momento dove “cammina” anche lei?

Esattamente . Tra i presenti sulla via del Calvario, gli scherni  peggiori rivolti a Gesù Cristo, sono partiti proprio da persone come me, che non hanno esitato e coprirlo di insulti, di sputi, di sbeffeggiamenti fino a metterlo in croce, e poi si sono ritrovati a pentirsi, a piangere e a chiedere perdono come faccio io e come facciamo un po’ tutti quando commettiamo errori madornali che non riusciamo ad evitare perché ci lasciamo trascinare dalla corrente…

Ed è esattamente tutto questo, quello che sento e che mi spinge a uscire da me stessa, a umiliarmi presentandomi davanti a un sacerdote e a chiedergli di permettermi di proclamare i miei commenti alla Via Crucis come se ne sapessi più di lui e a darli in ascolto a tutti coloro che sento piccoli come me, bisognosi di aiuto come me e colpiti da queste preghiere nel profondo per aver contribuito in modo diverso, insieme a me, a crocifiggere Cristo.

Lucia , mi permetta  di offrire ai lettori di questo blog il suo amorevole dono.

Gesù è condannato a morte

VIA CRUCIS PRIMA STAZIONE                       VIA CRUCIS  PRIMA STAZIONE

A da’ fûche a la paje se fa aleste,                        A dar fuoco alla paglia si fa presto,

la mmidie è cuntaggiose nde la peste:                 l’invidia è contagiosa come la peste: 

avaste ddu tre lingue de scerpente                       bastano due tre lingue di serpente

e pû mannà a la morte nu ‘nnucente!                    e puoi mandare a morte un innocente!

Nghe na sentenza tanta dulurose,                     Con una sentenza tanto dolorosa,

Pilate ‘nge vuleve avè a che ffa,                          Pilato non voleva proprio averci a che fare,

sapeve ca lu fatte ere spenose:                           sapeva che il fatto era spinoso:

vuleve a n’ andru mode arduvajà.                       voleva in un altro modo rimediare.

La piazze nen vulò sentì rraggione,                     La piazza non volle sentir ragione,

tutte strellève: ‘N croce ‘stu ‘mbrujone!             tutti strillavano: In croce questo imbroglione!

Cuscì Pilate s’ arlavò li mane                              Così Pilato se ne lavò le mani

e ‘rcunzegnò a la folle n’ assassine!                  e riconsegnò alla folla un assassino!

Li strille de ‘lli bbestie scalmanite                      Le urla di quelle bestie inferocite

ancòre mo m’ arsòne ‘ndra li recchie                 ancora ora mi risuonano dentro le orecchie

pecchè ji, da bbastarde, s’ ho penzate:                perchè io, da vigliacca, ho pensato:                                           

“nen gh’ è la colpa mî, hè de Pilate!”                      “non è colpa mia, è di Pilato!”

Gesù è caricato della croce

VIA CRUCIS  SECONDA STAZIONE                       VIA CRUCIS  SECONDA STAZIONE

Se presentò na truppe de suldate,                        Si presentò una truppa di soldati,

purtò Ggesù llà dentre a lu Pretorie                      condusse Gesù dentro il Pretorio

pe mette mane a ‘lla sentenza atroce.                   per eseguire quella sentenza atroce.

‘Nda fusse nu brehante lu spujò,                             Come fosse un brigante lo spogliarono,

e l’ ammantò nghe nu mantelle rosce.                    e gli fecero indossare un mantello rosso.

‘Ntrecciò rame de spine pungecuse                       Intrecciarono rami di spine pungenti

e ‘n cocce je le belle ‘ngalecò,                                e in testa gliela calcarono ben bene,

‘pu je facè li schirne e j’ arpeteve:                            dopo lo beffeggiavano e gli ripetevano:

“Se tu sî rre, te serve ‘sta curone!”                             “Se tu sei re, ti serve questa corona!”

La fronte pe li spine sanguinève,                            La fronte per le spine sanguinava,

ma se ‘ngullò la croce Jasù Criste:                         ma si caricò la croce Gesù Cristo:

na pena cuscì toste ‘nz’ ha mai viste!                      una pena così dura non si è mai vista.

Cesà ‘llu legne quante t’ ha pesate,                     Chissà quel legno quanto ti è pesato, 

però sinz’ arbellatte l’ hî purtate                            però senza ribellarti, lo hai portato

pe mme e pe la gente de ‘stu monne                 per me e per la gente di questo mondo

ch’ arrète a lu peccate s’ annasconne!                  che dietro al peccato si nascondono!

Gesù cade per la prima volta

VIA CRUCIS TERZA STAZIONE                       VIA CRUCIS TERZA STAZIONE

Cuscì ‘bbijiste a saje pe ‘lla coste                     Così cominciasti a salire per quell’erta

che te faceve armàne sinza fiate…                   che ti faceva rimanere senza fiato…

Nu piomme ere ‘lla croce su li spalle                 Era piombo quella croce sulle spalle

pecché ‘nzimbre a ‘llu tronche te ‘ngulliste            perché insieme a quel tronco ti caricasti

nu mare de peccate appezzenite                      un mare di peccati nauseabondi

che da ‘lla ggente tu t’ avìje arcodde.                 che da quella gente tu avevi raccolto.

Lu passe trabballante e li spentune                Il passo traballante e gli spintoni

te fice ‘ngiambicà, cuscì caschiste:                   ti fecero inciampare, così cadesti:

lu pese de la croce te squacchieve,                  il peso della croce ti schiacciava,

li spine ‘n fronte, nghe ‘llu bbotte a terre,            le spine in fronte, con quel botto a terra,

te pungechève quasce lu cervelle!                  ti pungevano dentro il cervello!

La folla ‘ncattevite scummetteve                        La folla incattivita scommetteva

s’ arscìje a ‘rzatte o se murìje lò!                        se ti rialzavi o se morivi lì!

Quande puntiste lu jenucchie fiacche              Quando puntasti il ginocchio fiacco

p’ arcoje fiate e armèttete a l’ imbîte,                   per riprendere fiato e rimetterti in piedi,

‘nz’ avvicinò nisciune a datte aiute!                    non si avvicinò nessuno a darti aiuto!

‘Mmonte a la facce e ‘bballe pe lu pette           Giù per la faccia e lungo il petto

sudore miste a ssangue ce culeve,                    sudore misto a sangue ci gocciolava,

ma tu ‘nn’ apriste vocche pe sculparte:              ma tu non apristi bocca per scolparti:

nde  n’ agnellette jiste a lu macelle,                    come un agnellino andasti al macello,

mintre nghe ll’ ucchie già ce perdunìje!             mentre con gli occhi già ci perdonavi!

Gesù incontra sua madre

VIA CRUCIS QUARTA STAZIONE                         VIA CRUCIS QUARTA STAZIONE

‘Nze pô capì nda ‘ngenne lu dulore                        Non si può capire come brucia il dolore

ch’ accase ‘ndra lu côre de na mamme                    che staziona nel cuore di una mamma 

quande ‘nge sta remìdie a na cundanne!                quando non c’è rimedio a una condanna!

Dìmmele tu Marì, nda se supporte                          Dimmelo tu Maria, come si sopporta

na spade che trapasse pure l’ alme,                         una spada che trapassa pure l’anima,

quande vite nu fije sfehurate,                                   quando vedi un figlio sfigurato, 

na mmaschere de sangue e sufferenze!                  una maschera di sangue e sofferenza!

…Nu fije che se càreche la croce                             …Un figlio che si carica la croce

e va ‘ngontre a la morte sinza colpe!                      e va incontro alla morte senza colpe!

Tu sole nghe lu sguarde c(i)’hî parlate                       Tu solo con lo sguardo ci hai parlato

e lu scunforte te l’ hî ‘rposte ‘n pette…                       e lo sconforto l’hai serbato nel petto…

E tu Ggesù, dìmmel’ ambo’ nd’ hî fatte                    E tu Gesù, dimmelo un po’ come hai fatto

a perdunà ‘lla folla ‘nzelvascite                                a perdonare quella folla inferocita

che t’ ha trattate nde nu malandrine…                      che ti ha trattato come un delinquente…

‘Ndra ll’ ucchie te s’ ho lette la resposte:                  Negli occhi ti ho letto la risposta:

“Lu patre mî che ‘n terre m’ ha mannate,                 “Il padre mio che in terra mi ha mandato,

l’ aveve scritte ‘n cîle ‘stu calvarie…                         l’aveva scritto in cielo questo calvario…

Ji, che so’ state hòmmene nde te,                             Io, che sono stato uomo come te,

le sacce quant’ è facile a cascà,                              lo so quanto è facile cadere,

perciò s’ ho perdunàte e nen me pente:                   perciò ho perdonato e non me ne pento:

sole accuscì le pû ‘mbarà da me!”                           solo così lo puoi imparare da me!”             

Gesù è aiutato dal Cireneo

VIA CRUCIS QUINTA STAZIONE                         VIA CRUCIS QUINTA STAZIONE

Ammonte a la salite a lu Calvarie                          Lungo la salita al Calvario

bbarcolle Jasù Criste, gne la fa…                            barcolla Gesù Cristo, non ce la fa…

‘Llu legne pese, li jenucchie treme,                         Quel legno pesa, le ginocchia tremano,

‘nn’ artè li forze, s’ ha ‘ffiacchite troppe:                gli mancano le forze, si è indebolito troppo:

“Queste se môre apprime! Su ‘ng(i)’arrive!”               “Costui muore prima! Lassù non ci arriva!”

Cuscì tra hisce parle li suldate,                                Così tra loro parlano i soldati,

non certe pe pietà, ma pe scummesse                     non certo per pietà ma per scommessa

pecchè lu vô vedè preste ‘nchiuvate…                     perché lo vogliono vedere presto inchiodato…

Perciò apprufitte de nu Cirenehe                             Perciò approfittano di un Cireneo

ch’ arvà a la case stracche de fatìje;                         che torna a casa stanco dal lavoro;

li vracce li tê furte, è cuntadine,                               le braccia le ha forti, è contadino,

‘nze pô permette propie d’ arbellasse:                      non può permettersi proprio di ribellarsi:

se vô salvà la pelle, ha d’ abbuzzà!                          se vuole salvare la pelle, deve sopportare!

Mintre a Simone attòcche a ‘nguluttì,                     Mentre a Simone tocca rassegnarsi,

lu sguarde je s’ encròce nu mumente                    lo sguardo gli si incrocia per un momento

nghe quelle de Ggesù che je sta fisse.                   con quello di Gesù che lo fissa.

Dentre a chell’ ucchie quasce ce s’ annehe,          Dentro quegli occhi quasi ci si annega,

pecchè capisce tutte nghe na bbotte,                      perchè capisce quasi all’improvviso,

come ‘lla croce ch’ ha ‘ngullate mbo’,                     come quella croce che ha portato per un po’ p’aprì lu paradise è fatte apposte!                          per aprire il paradiso è fatta apposta!

La Veronica asciuga il volto di Gesù

VIA CRUCIS SESTA STAZIONE                         VIA CRUCIS SESTA STAZIONE

Tutte li sufferenze ch’ hî patite,                             Tutte le sofferenze che hai patito,

mintre ‘lla croce stije a trascenì,                         mentre quella croce stavi trascinando,

aveve cancellàte ‘lli fattezze                                 avevano cancellato quelle fattezze        

che da lu Patratèrne se crijò                               che dal Padreterno si originarono

e che la Vergine t’ avè ‘rgalate.                            e che la Vergine ti aveva regalato.

A cche s’ avev’ ardùtte ‘lla bellezze!                      A cosa si era ridotta quella bellezza!

A n’ òmmene sfreggiàte e desprezzate:                A un uomo sfregiato e disprezzato:

na croce su li spalle e li sputazze!                         una croce sulle spalle e gli sputi!

Cidunque, pe l’ aspette che tenìje,                         Chiunque, per l’aspetto che avevi,

la facce s’ ammanteve nghe li mane !                     la faccia si copriva con le mani!

Ma da la vocche manghe nu lamente                  Ma dalla bocca neanche un lamento

e ‘ntruppechenne cuntenuìje a saje                     e inciampando continuavi a salire

‘n mezze a ‘lla folle ormaj’ assatanate.                  in mezzo a quella folla ormai indiavolata.

Sole a na fèmmene facìste pene:                           Solo a una donna facesti pena:

s’ avvecenò nghe n’ atte de curagge                      si avvicinò con un atto di coraggio

e pure li suldàte scantunò.                                     e pure i soldati scansò da sé.

Sembreve na carezze già ‘llu sguarde,                   Sembrava una carezza già quello sguardo,

cuscì nghe nu fazzole t’ asciuhò…                            così con un fazzoletto ti asciugò…

e ‘mbresse lò ‘llu tele c(i)’alasciste                              e impresse su quel telo ci lasciasti

‘lli lacreme de sangue e de dulore                            quelle lacrime di sangue e di dolore

che pure ji s’ ho viste ‘ntorne a mme                        che pure io ho visto intorno a me

e nen z’ ho fatte ninte p’ arsuchille!                            e non ho fatto niente per asciugarle!                                                   

Gesù cade per la seconda volta

VIA CRUCIS SETTIMA STAZIONE                       VIA CRUCIS SETTIMA STAZIONE

Mintre pejève spute e ngiambecune,                     Mentre prendeva sputi e inciampava,

lu pegge ha sprementate Jasù Criste                  le cose peggiori ha sperimentato Gesù Cristo

e chille che nde me ha svuddàte strade,                e coloro che come me hanno svoltato strada,

j’ avarà fatte certe mbo’ cchiù male                        gli avranno fatto certo un po’ più male

de cce sopra a ‘lla croce l’ ha ‘nchiuvate…              di chi su quella croce lo ha inchiodato…

Secùre, pure ji, che so’ cutarde,                             Sicuro, anch’io, che sono vigliacca,

avesse fatte finte a nne vedè                                 avrei fatto fitta di non vederlo

e me n’ avesse arscìte ruscia rusce                       e sarei uscita senza farmi notare

da ‘lla marmaja piene de peccate!                         da quella gentaglia piena di peccati!

Ma anninze m’ ha passate Jasù Criste                  Ma davanti mi è passato Gesù Cristo

quande ha cascate la seconda vodde:                   quando è caduto per la seconda volta:

je s’ ho sentite l’ osse a crellecà                            gli ho sentito le ossa scricchiolare

e nen me so’ ‘ccuccìte p’ arrezzille.                           e non mi sono chinato per rialzarlo.

Intante, sole a ssole, lu Signore                             Intanto, tra sé e sé, il Signore

jeve parlenne nghe lu Patraterne                           andava parlando con il Padreterno 

pecchè vuleve fa’ nda steve scritte…                      perché voleva fare come era scritto…

Cuscì, ‘ll’ onge de forze ch’arteneve,                      Così, quell’oncia di forza che gli rimaneva,

l’aduperò p’arcarecà la croce                                 l’adoperò per ricaricarsi la croce

e pe cercà perdòne pe ‘lla gente.                           e per chiedere perdono per quella gente.

Le donne di Gerusalemme piangono su Gesù 

VIA CRUCIS OTTAVA STAZIONE                             VIA CRUCIS OTTAVA STAZIONE

‘N mezze a ‘lla folle pronte a cundannà,                  In mezzo a quella folla pronta a condannare,

ce steve mbu’ de fèmmene de côre                          c’erano alcune donne di cuore

che da lu piagne ‘nze putè ‘rcapà.                             che non riuscivano a smettere di piangere.

Pe lu dulore se batteve ‘n pette                                 Per il dolore si battevano il petto

e propie gne calève che ‘llu fije,                                 e proprio non accettavano che quel figlio,

ch’ aveve fatte simbre e sole bbene,                          che aveva fatto sempre e solo il bene,

mo s’ artruvève a saje a lu Calvarie                           ore si ritrovava a salire il Calvario

trattàte pegge de nu delenguente.                             trattato peggio di un delinquente.

Ggesù che l’ avè viste desperate,                               Gesù che le aveva viste disperate,

apposte s’ arvuddò p’ arbruveralle:                              apposta si voltò per rimproverarle:

“Ssi làcreme nen serve pe salvamme…                     “Codeste lacrime non servono per salvarmi…

Lu sangue mî v’ arlàve li peccate!                                Il mio sangue vi lava dal peccato!

Nesciuna mamme avesse da penzà                            Nessuna mamma dovrebbe pensare

ca è furtunàte cce ‘nz’ ha mai fijìte                             che è fortunata colei che non ha mai partorito 

pecchè s’ ha sparagnàte lu suffrì…                              perché ha evitato di soffrire…

Ji nghe ‘sta croce vaje a ‘prì na strade                      Io con questa croce vado ad aprire una strada

e cce vê ‘rrete a mme, certe ‘nze pente!”                   e chi viene dietro a me, certo non si pente!”

Cuscì nghe ll’ ucchie a terre, ardò nu passe           Così con gli occhi a terra diede un altro passo

verse ‘llu colle simbre cchiù vicine…                         verso quel colle sempre più vicino…

Gesù cade per la terza volta

VIA CRUCIS NONA STAZIONE                            VIA CRUCIS NONA STAZIONE

Lu sguarde ‘n cîle p’ arpijì li forze,                        Lo sguardo in cielo per riprendere forza,

nu passe arrète a n’ andre sinza fiate,                   un passo dietro l’altro senza fiato,

fenchè la terza vodde tu caschiste.                        finchè per la terza volta tu cadesti.

Li pene t’ avè torte nde nu stracce:                       Le pene ti avevano strizzato come uno straccio:

nu sgorbje t’ avè fatte deventà!                             uno sgorbio ti avevano fatto diventare!

Anninze a te lu côre se jacceve                             Davanti a te il cuore si ghiacciava

la vocche se sturcève pe rebbrezze!                      la bocca  si storceva per ribrezzo!

La cosa cchiù straziante e vergugnose                La cosa più straziante e vergognosa

here ‘lli lingue zizze e li ‘rbiasteme                       erano quelle lingue sporche e le bestemmie

che pegge de li spine pungecheve!                      che peggio delle spine pungevano!

Ma a tte lu sfenemènte ‘nte fermò:                        Ma a te lo sfinimento non ti fermò:

‘lla croce strette strette t’ armbracciste                     quella croce stretta stretta riabbracciasti

pe nne scappà a la sorte ch’ ere scritte!                 per non scampare alla sorte che era scritta!

Ji nen sapeve da che parta sta’…                          Io no sapevo da che parte stare…

Pe nen me fa vedè m’ annascunnive                     Per non farmi vedere mi nascosi

e da na pentunàte t’ awardeve…                          e da un un angolo ti guardavo…

La pelle me facìje arriccecà                                     La pelle mi facevi raggrinzire

pecchè m’ avè pijìte lu scunforte!                             perché mi aveva preso lo sconforto!

Eppure, annascunnàte, lò ‘rmanive…                       Eppure, nascosto, lì rimasi…

Mo che c(i)’arpenze piagne e me despere,                Ora che ci ripenso piango e mi dispero,

e tinghe da prehà che me perdùne!                         e devo pregare che mi perdoni!

Gesù è spogliato delle vesti

VIA CRUCIS DECIMA STAZIONE                            VIA CRUCIS DECIMA STAZIONE

A pparte cacche fèmmene de côre                          A parte qualche donna di buon cuore

e cce lu male propie nnu sa fa,                                 e chi il male proprio non lo sa fare,

pe ‘lla gentaje è tutte nu tehatre                              per quella gentaglia è tutto un teatro

e li suldate hote a ‘ccuntentà                                     e i soldati godono ad accontentare

cce ‘n terre ce cummanne e se ne rite…                   chi in terra ha potere e ne trae piacere…

Mo che Ggesù s’ artrove su ‘llu colle                         Ora che Gesù si ritrova su quel colle

ch’ a trascenì la croce l’ ha struppiate,                       che a trascinare la croce l’ha storpiato,

lu patemènte vere ancòre abbìje                             la sofferenza vera ancora non comincia

e chille che lu vô sole schernì,                                   e coloro che lo vogliono solo deridere,

je fa purtà lu vine nghe lu fêle.                                   gli fanno portare il vino con il fiele.

L’ arfiùte Jasù Criste e l’ alluntane,                          Lo rifiuta Gesù Cristo e lo allontana,

‘nze vô ntuntì, vô ‘rmane bbelle asvedde:                non vuole perdere lucidità, vuole restare vigile:

lu Patre vô prehà pe ‘lli bberbune                                il Padre vuole pregare per quei furfanti

che te li mane ‘n paste nghe lu sangue.                     che hanno le mani in pasta con il sangue.

Anninze a lu martìrie che l’ aspette,                           Davanti al martirio che lo aspetta,

nen dice na parole, nen z’ arbelle                             non dice una parola, non si ribella

e nde nu vèrmene se fa spujì.                                    e come un verme si fa denudare.

La veste li suldate se spartisce,                                 La veste i soldati si spartiscono,

la tòneche però la joch’ a sorte                                 la tunica però la giocano a sorte

pecchè è troppe preziose pe tajalle.                         perchè è troppo preziosa per tagliarla.

Sinza sapèlle, fa nda ha state scritte,                        Senza saperlo, fanno come è stato scritto,

mintre Ggesù se preste nde nu gnille.                       mentre Gesù si presta come un agnello.

Gesù è inchiodato sulla croce

VIA CRUCIS UNDICESIMA STAZIONE                       VIA CRUCIS UNDICESIMA STAZIONE

Che puzze de peccate tra ‘lla ggente                         Che puzza di peccato tra quella gente

che nen sa mette a frene la viulenze!                        che non sa tenere a freno la violenza!

A vracce apìrte e hamme accavallìte,                       A braccia aperte e gambe accavallate,

sopra a ‘lla croce ce lu fa allungà                              sopra a quella croce ce lo fanno allungare

e nghe tre chiuve grusse e ‘rruzzenite,                      e con tre chiodi grossi e arrugginiti,

trapàsse mane e pîte de Ggesù.                                trapassano mani e piedi di Gesù.

Dapù la piante ‘n cim’ a lu Calvarie,                         Poi la piantano in cima al Calvario,

llà ‘n mezze a ddu fetinte ‘ncarugnite                       là in mezzo a due comuni delinquenti 

ch’ a ‘lla cundanne jeve già suggette.                      che a quella condanna erano già soggetti.

Lu stràzie e li supplizie de Ggesù                              Lo strazio e i supplizi di Gesù

fa piagne e desperà cce je vô bbene,                        fanno piangere e disperare chi gli vuole bene,

perciò dentre a chell’ ucchie ce se specchie            perciò dentro quegli occhi ci si specchiano

cerchenne na resposte a ‘llu dulore…                          cercando una risposta a quel dolore…

Intante da ‘llu corpe marturiate,                                Intanto da quel corpo martoriato,

lu sangue a pisciarìlle ve culenne,                               il sangue scorre a rìvoli,

mintre na voce arsône ndra la cocce                       mentre una voce risuona nella testa

de cce fa li patrune llà lu tembie:                             di coloro che fanno da padroni là nel tempio:

“Se tu ddavère sî fije de Ddije,                                   “Se tu davvero sei figlio di Dio,

sassù sopra a ‘ssa croce che sti ‘ffa’?                         lassù sopra quella croce che stai facendo?

Mo fàccele vedè nda fî ‘ccalà!”                                   Ora faccelo vedere come fai a scendere!”

Perdùneme Ggesù, ‘nte s’ ho credute                          Perdonami Gesù, non ti ho creduto

pecchè a ‘lla stessa voce me so’ ‘jjonte!                       perché a quella stessa voce mi sono unita!

Gesù muore in croce

VIA CRUCIS DODICESIMA STAZIONE                      VIA CRUCIS DODICESIMA STAZIONE

Se ji te penze ‘n croce e a ‘n agunìje,                          Se io ti penso in croce e in agonia

lu côre me se stregne pe la pene!                                il cuore mi si stringe per la pena!

Mintre la morte te gerève ‘ntorne,                              Mentre la morte ti girava intorno,

piagnève la Madonne e se strujeve.                            piangeva la Madonna e si struggeva.

Tu, nghe ‘lla poca voce ch’ artenìje,                             Tu, con la poca voce che avevi ancora,

l’ amiche tô cchiù care j’ affediste.                                l’amico tuo più caro le affidasti.

Da mezzejurne s’ abbejò ‘ffa notte,                              Da mezzogiorno cominciò a farsi notte,

cerchiste l’ acque ma te do l’ acete                              chiedesti l’acqua ma ti diedero l’aceto

e quasce te sentiste abbandunate,                             e quasi ti sentisti abbandonato,

quande a lu Patratèrne ardìste fiate.                            quando al Padreterno ti riconsegnasti.

Tremò la terre, se spezzò li prete,                                Tremò la terra, si spezzarono le rocce,

pe la pahùre, tutte jè scappenne!                                   pe la paura, tutti andavano scappando!

E a mme me s’ ha fissìte lu penzîre,                              E io mi sono fissata col pensiero,

ca ji nn’ avesse fatte nde ‘lla ggente,                            che io non avrei fatto come quella gente,

pecchè chille che ‘n facce t’ ha sputite,                         perchè coloro che in faccia ti hanno sputato,

sotte a li pîte me l’ avisce viste;                                     sotto i  miei piedi li avresti visti;

‘lli spine che te pungechève ‘n fronte,                           quelle spine che ti pungevano la fronte,

ji, forse, a hune a hune le carpeve;                                io, forse, una ad una le avrei carpìte.

‘lli chiuve che t’ ha trapassate l’ osse,                             quei chiodi che ti hanno forato le ossa,

m’ acrète ca nn’ avesse ngalecate!                               credo che non li avrei pressati!

Ma mo, nghe te me tingh’ a cunfessà:                            Ma ora, con te mi devo confessare:

ji, che penzève d’ essere cchiù mije,                               io, che pensavo di essere migliore,

a cce t’ ha messe ‘n croce m’ arsumìje!                           a chi ti ha messo in croce somiglio!

Gesù è deposto dalla croce

VIA CRUCIS TREDICESIMA STAZIONE                       VIA CRUCIS TREDICESIMA STAZIONE

Nu jurne da ‘rcurdà avè state quelle:                             Un giorno da ricordare era stato quello:

‘nninze a la morte ‘n croce de Ggesù,                            davanti alla morte in croce di Gesù,

lu sole je s’ aveve ‘ngenucchjìte,                                    il sole gli si era inginocchiato,

li crìlleche faceve li muntagne                                      scricchiolavano le montagne

e tutte chille che gn’ avè credute,                                   e tutti coloro che non gli avevano creduto ,

la cocce jè sbattènne llà li mure!                                     la testa andavano sbattendo ai muri!

Ma n’ antra ‘nfamità mo c(i)’armaneve                           Ma un’altra infamità ora ci rimaneva

pe dice ch’ ere morte pe ddavere:                               per dire che era morto per davvero:

che prime de calàlle da ‘lla croce,                               che prima che lo tirassero giù da quella croce,

li hamme je tenève da spezzà!                                      le gambe gli dovevano spezzare!

Cuscì fu fatte pe ‘lli ddu ladrune,                                  Così fu fatto per quei due ladroni,

a Criste, invece, ch’ avè già sperite,                           a Cristo, invece, che era già spirato,

na lance a lu custàte je ‘mbeccò                                  una lancia al costato gli infilarono

e l’ acque nghe lu sangue ce spurhò.                           e acqua e sangue ne spurgarono.

Pu’, quande da ‘llu legne fu schiuvate,                        Poi, quando da quel legno fu schiodato,

lluscì nda here, nute e ‘nzanguenate,                         così com’era, nudo e insanguinato,

se lu stregnò lò ‘n pette la Madonne!                          se lo strinse lì sul petto la Madonna!

Manche na làcreme artenè pe piagne,                       Neanche una lacrima aveva più per piangere,

s’ avè ‘ssecchìte, se putè spezzà…                              si era essiccata, si poteva spezzare…

ma na prehìre j’ armanève ‘n côre:                             ma una preghiera le rimaneva in cuore:

de deventà na mamme pe ‘lli fije,                               di diventare una mamma per quei figli,

che qua a ‘stu monne nen sa cce chiamà!              che in questo mondo non sanno a chi rivolgersi!

Gesù è deposto nel sepolcro

QUATTORDICESIMA STAZIONE                     QUATTORDICESIMA STAZIONE

La morte de Ggesù sopr’ a la croce,                La morte di Gesù sopra la croce,

lu côre a li descèpule avè sciodde.                    il cuore ai discepoli aveva sciolto.

Pe dajje sepulture e dignità,                              Per dargli sepoltura e dignità,

Giuseppe llà Pilate jò ‘bbussì.                           Giuseppe da Pilato andò a bussare.

Da tutte lu Sinedrie respettate,                           Da tutto il Sinedrio rispettato,

s’ aveve fatte amiche de Ggesù:                         era diventato amico di Gesù:

da Arimatèhe apposte avè partite                      da Arimatea apposta era partito

e nghe na pene ‘n pette c(i)’arrevò,                      e con una pena in petto ci arrivó,

pe reclamà ‘llu corpe marturiate.                        per reclamare quel corpo martoriato.

Pilate nge tenò ninte da ‘rdice                          Pilato non ebbe niente da ridire                                                  

e a li suldate lu faciò schiuvà.                           e dai soldati lo fece schiodare.

Giuseppe e Nicodeme lu ‘rlavò,                          Giuseppe e Nicodemo lo lavarono,                         

lu ‘mbrufumò nghe na mestùra d’ uje,                lo improfumarono con una mistura d’olio,

lu ‘ttreccenò nghe nu lenzôle bianche                lo avvolsero con un lenzuolo bianco

e dentre a nu sepolcre lu stennò.                      e dentro un sepolcro lo distesero.

Dapù, prime de jìssene, Giuseppe,                    Dopo, prima di andarsene, Giuseppe,

‘nninze a l’ intrate de ‘lla grotte nire,                    davanti all’ingresso di quella grotta buia,

ce fice arrutulì nu masse enorme.                       ci fece rotolare un masso enorme.

Ddu fèmmene ‘n prehìre j’ awardeve                  Due donne in preghiera lo osservavano

e nu selenzie cupe l’ ahhuneve.                          e un silenzio cupo li univa.

Gesù risorge da morte

VIA CRUCIS QUINDICESIMA STAZIONE                VIA CRUCIS QUINDICESIMA STAZIONE

Dope tre jurne, a la matina preste,                          Dope tre giorni, al mattino presto,

li fèmmene arrevò ‘llà lu sepolcre                            le donne arrivarono lì al sepolcro

e lò nu fatte strane l’ aspetteve:                              e lì un fatto strano le aspettava:

lu masse aveve state scantunate,                           il masso era stato spostato,

lu corpe de Ggesù nen z’ artruveve!                       il corpo di Gesù non si ritrovava!

E l’ ùmmene che je facè la wuardie,                      E gli uomini che gli facevano guardia,

propie nn’ arscè ‘ccapì nd’ avè successe.      proprio non riuscivano a capire come fosse successo.

Ma mintre je’ cerchenne na resposte,                   Ma mentre andavano cercando una risposta,

nu terremote tutte l’ azzettò!                                   un terremoto tutti li zittì!

Parève che lu cîle mo s’ apreve                           Pareva che il cielo in quell’istante si aprisse

e da na spaccature s’ affacciò                             e da una spaccatura si affacciò

na lùcia sfulgurante ch’ accecheve:                    una luce sfolgorante che accecava:

de n’ angele tenève li fattezze                            di un angelo aveva le sembianze

e avè menùte apposte a da’ n’ annunce:            ed era venuto apposta a dare un annuncio:

“Lu corpe che cerchète ha ‘rsuscetate,               “Il corpo che cercate è risuscitato,

lu Patre l’ ha ‘rchiamàte ‘n paradise,                    il Padre lo ha richiamato in paradiso, 

nu bbelle puste su v’ ha preparate                       un bel posto lassù vi ha preparato

e v’ arcummànne a tutte a ji’ decenne                 e raccomanda a tutti a tramandare

ca Criste è simbre pronte a perdunacce              che Cristo è sempre pronto a perdonarci

e ca, propie pe queste, ha morte ‘n croce!             e che, proprio per questo, è morto in croce!      

E MO PREHÈME ‘NZIMBRE LU SIGNORE            E ORA PREGHIAMO INSIEME IL SIGNORE

La strade a lu Calvarie va ‘n salite                            La via verso il Calvario va in salita

e ce s’ha fatte scure ‘ndra ‘sta chijse.                        e si è fatto buio dentro questa chiesa.

Forse de lacreme s’armbijte l’ucchie,                        Forse di lacrime si sono riempiti gli occhi,

ma nen putème arscì nd’aveme ndrate.                    ma non possiamo uscirne come siamo entrati.

Tu Jasù Criste mî, ch’hî morte ‘n croce                    Tu Gesù cristo mio, che sei morto in croce

e li peccata nustre t’hî ‘ngullate,                                e i peccati nostri ti sei caricato,

tu sole ce cunusce pe ddavere,                                 tu solo ci conosci per davvero,

facce la grazie, arhìprece ‘stu côre,                           facci la grazie, riaprirci questo cuore,

dacce la forze de cercà perdone                               dacci la forza di chiedere perdono

pure se nen sapème perdunà,                                   pure se non sappiamo perdonare,

arpùrte ‘mbo’ de pace cca ‘stu monne,                       riporta un po’ di pace in questo mondo,

arhàle nu surrise a cce sta ‘ppiagne,                          regala un sorriso a chi sta piangendo,

facce sperà ca ‘n cîle tu c(i)’aspitte!                            facci sperare che in cielo tu ci aspetti!

Mo, tutt’anzimbre hecche, te prehème                        Ora, tutti insieme qui, ti preghiamo

e ‘stu ‘rcetà ahhunite ocche c(i)’aiute                         e che questo pregare insieme ci aiuti

a’lluntanà lu male che c(i)’attire                                  ad allontanare il male che ci attrae

e a vulè bbene nda vû bbene tu!                                 e ad amare come ami tu!

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