La musica popolare che ti gira intorno…tra “serpenti” e “cert’rell’
La cultura artistica abruzzese, quella intinta nella creatività dei nostri bisnonni, nonni e padri, vive un felice momento. C’è un palco per raccontarla. È’ successo a Pescara, bello, costoso, elaborato e in una prima serata Rai Certo non ha messo a nudo totalmente “chi eravamo” , non c’è stato tempo, il prodotto confezionato per il pubblico nazionale ha sempre delle condizioni e limitazioni.
Non un accusa è stato già bello cosi . Tanta gente ai piedi di illustri artisti che spesso nulla c’entravano e nulla sapevano dell’Abruzzo, parliamo dei “serpenti” a Pescara. Artisti anche a Roseto , senza cachet questi ultimi , che si sono sbizzarriti con musiche, canzoni dialettali, poesie in rima in “abruzzese” e nel ricordo di un maestro di musica, Francesco Pincelli, che non è mai andato su ” Spotify” ma ha insegnato l’arte di suonare e cantare a tanti ragazzi. Mario Giunco ci ha parlato di questo con l’enorme felicità di un altro personaggio poco conosciuto, Pasquale Ruggeri detto ” Scillone” direttore artistico, “casinista dalla nascita” ma con l’Abruzzo dentro.
Seguendo la “notte dei serpenti” e vedendo la scaletta della “notte delle ” cert’rell'” c’è una certificazione comune. Ricordare è bellissimo, riproporre alle nuove generazioni quello che soprattutto il cuore ha prodotto in passato, per prima cosa fa bene all’umanità.
Azzardo per spiegarmi meglio una sintesi tra passato e presente citando Franco Palumbi. Chiamiamolo Roppopò cosi tutti o quasi capiscono chi è. Ha il ritmo tutto abruzzese nel sangue, A mio avviso è stato il più “vero” della notte pescarese.
Lo incontrai fine anni 90 a Penna Sant’Andrea, fabbrica di musica popolare, di artisti sopraffini. Aveva avuto la sua prima soddisfazione. Il suo primo cd era stato clonato dai ragazzi di colore che lo vendeva in spiaggia. Era la certificazione di un certo valore, che ritroviamo fino ad oggi. L’intervista
