La befana , un inno alla luna tra i campi coltivati. Un racconto da regalare ai bambini

La befana , un inno alla luna tra i campi coltivati. Un racconto da regalare ai bambini

di Elisabetta Mancinelli

Il ciclo dei festeggiamenti legati al Natale non si conclude  con la fine dell’anno solare, ma il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, che nella saggezza popolare “tutte le feste porta via”.


La dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, era ritenuta una notte speciale dedicata alla luna, di qui il termine “epifania” dal greco “Tà epiphaneia” cioè apparizione, rivelazione della divinità e “manifestazione” della luce lunare. A differenza del Natale che era una festa solare, l’Epifania si viene a connotare come una festa della luna, un astro, questo, intimamente connesso a Madre Natura ed al suo ciclo di rinnovamento. Anticamente, infatti, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, essa, stanca   per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia  e  benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. 

Oramai secca, Madre  Natura  era  pronta  ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta, una luna nuova.                           

Come  per le altre tradizioni italiane  che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando  le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.

Nella  tradizione  popolare il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.

Prima  di perire però, la vecchina  passava a  distribuire  doni  e  dolci  a tutti,  in modo  da piantare i  semi che sarebbero nati durante l’anno successivo.

                LA STORIA 

La figura della Befana ha origini antichissime. I romani celebravano l’inizio dell’anno con le “Sigillarie”, feste in cui ci si scambiavano doni in forma di statuette dette appunto Sigilla. Le Sigillarie  erano attese soprattutto  dai  bambini che  ricevevano   in dono i sigilla in forma di bamboline e animaletti in pasta dolce.         

Con  il passar  del  tempo l’Epifania  divenne  una ricorrenza della  tradizione cristiana per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi.  

Da questo periodo, che viene dopo la seminagione, dipendeva il raccolto futuro e quindi la sopravvivenza del nuovo anno. Durante queste notti i contadini credevano di vedere volare sopra i campi seminati Diana, dea della fertilità. La Chiesa condannò questa figura pagana e Diana, da dea della fecondità, diventò una divinità infernale.  

Da  qui  nascono i racconti di vere e  proprie  streghe  e  dei loro voli e convegni a cavallo tra  il vecchio e il nuovo anno.

Dal XIII al XVI secolo la Befana non è ancora una persona ma solamente una festa, una delle più importanti e gioiose dell’anno. 

Nel tardo 1500 si comincia a parlare di Befane come figure femminili che vanno in giro di notte a far paura ai bambini. In seguito la Befana diventa una benefica vecchina che, a cavallo di una scopa, porta doni nella dodicesima notte. 

Il suo culto si ritrova in varie parti del mondo.                                          

In Francia si fa un dolce speciale al cui interno si nasconde una fava. Chi la trova viene nominato Re o Regina della festa. In Spagna i bambini pongono davanti la porta di casa un bicchiere d’acqua e del cibo. In Russia,  dove il Natale viene celebrato il 6 gennaio, i  doni  vengono  portati  da  Gelo accompagnato da Babuschka, una simpatica vecchietta.

In molte regioni italiane  in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o  si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio. In Veneto i ragazzi girano per le case cantando laudi in onore della Sacra Famiglia; in Toscana vi sono le “befanate” rappresentazioni sacre e profane. Befanate sono anche i canti che gruppi di giovani intonano davanti le case per ricevere doni, come accade in Calabria, Sicilia, Puglia e nel nostro Abruzzo in cui si pensa che gli animali parlino ma non bisogna udirli, pena la morte.        

LEGGENDE

Ci sono inoltre molte  leggende  che spiegano la nascita di questa figura. Una di queste narra  che “Quando i Re Magi partirono per portare doni a Gesù Bambino, solo una vecchietta, brutta e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine si rifiutò di seguirli. Poi pentita, cercò di raggiungerli, non ci riuscì. Da allora, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini i doni che non è riuscita a dare a Gesù Bambino e attraverso la cappa del camino infila doni e dolcetti nelle calze  appese mentre tutti dormono. Ai bambini buoni lascia caramelle e dolcetti, a quelli cattivi lascia pezzi di carbone. Si narra che nell’ultima notte della sua dimora il mondo è pieno di prodigi: gli alberi si coprono di frutti, gli animali parlano, le acque dei fiumi e delle fonti si tramutano in oro. I bambini attendono regali; le fanciulle traggono al focolare gli oroscopi sulle future nozze, ponendo foglie di ulivo sulla cenere calda; ragazzi e adulti, in comitiva, vanno per il villaggio cantando, in alcuni luoghi si prepara con cenci e stoppa un fantoccio e lo si espone alle finestre.

Su questa  benevola vecchina vi sono varie filastrocche tra  cui:     

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte.
Il vestito alla romana
viva viva la Befana.

e

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca, la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana. (G.Pascoli)


Ricostruzione  storiografica  di  Elisabetta Mancinelli  
email: mancinella elisabetta@gmail.com

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