Il sisma de L’Aquila, chi piange le vittime non sa ancora di chi fu la colpa. Le macerie delle case non ci sono più, quelle “dentro” sono come un tarlo che rode da troppo tempo.

Il sisma de L’Aquila, chi piange le vittime non sa ancora di chi fu la colpa. Le macerie delle case non ci sono più, quelle “dentro” sono come un tarlo che rode da troppo tempo.

Il sei aprile prossimo saranno quindici anni. Chi ha perso un figlio, un genitore, un parente, un amico sarà presente alla fiaccolata che ricorda il sisma aquilano. Il dolore dentro, è una banalità ma lo scrivo lo stesso, va avanti senza calendario alla mano. Calendario che invece dovrebbe essere “la via da seguire” per la società civile perchè non è concepibile ” il silenzio per le responsabilità” che dura da 5475 giorni. La giustizia non da ancora il responso definitivo. Quelli di primo grado sono quasi tutti emessi con la parola prescrizione o con una colpa diretta delle persone decedute che ,secondo la giustizia, dovevano uscire di casa.

di Umberto Braccili

“Umbe’ ho visto su YouTube il tuo corto sul terremoto. Bello però ormai il sisma è cosa passata.” Avevo troppo affetto per mandare a quel paese l’amico giornalista aquilano …feci cadere la sua analisi. Non è’ la prima. Da molto tempo percepisco che a L’Aquila si ha voglia di dimenticare.

Non tutti hanno la fortuna di cancellare tutto. Io sono tra quelli anche se non ho avuto il dolore diretto per la perdita di un figlio, un genitore, un parente . Giorni fa sul quotidiano “Domani” Federica Adriani parlava della nuova Casa dello Studente sistemata in appartamenti dell’Ater, case popolari, dove per legge , essendo strutture pubbliche, la sicurezza sismica dovrebbe essere pari al 100%.

Dovrebbe , visto che quella misurata  nel complesso “il Moro” nella periferia Ovest arriva al 77,7%. L’Adsu, che si occupa del diritto allo studio degli universitari, si è dimenticata che quella notte  la casa dello studente venne giù e 8 famiglie da 15 anni vivono nel dolore e a “braccetto” con un dolore che resterà per sempre.

A quindici anni dal 6 aprile 2009  tutto sa di fiele , il sapore che ha il dolore. Anche la magistratura dimentica che quei faldoni da studiare per determinare le responsabilità hanno prima dato soprattutto “prescrizioni” e sentenze di colpevolezza per chi non uscì quella notte e il secondo grado , e oggi “si sogna” di ribaltare la sentenza. Ma i tempi si allungano, i ritardi si sommano perché il giudice incaricato ha troppe cose da vedere in ufficio .

Leggere in una sentenza che un figlio è’ stato determinato a non uscire dopo le ultime tremende scosse perché tranquillizzato dalla commissione grandi rischi, non riporta in vita il “tuo” amore ma è segno che qualcuno ha sbagliato e che ,almeno ,deve chiedere scusa. Nessun risarcimento in denaro cancella come una gomma quello che è successo. Chi oggi è condannato al dolore infinito non vorrebbe aspettare e tornare ancora in una aula di giustizia perché 15 anni sono una immensità. ,

La “via Crucis” è iniziata quella notte alle 3.32 e ancora non finisce .La morte di un figlio non dovrebbe essere vissuta anche sulla carta da bollo. Il filmato che vi propongo dimostra invece questo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *