Il presepe o i presepe

Il presepe o i presepe

di Elisabetta Mancinelli

Conosciamo l’autore

Il PRESEPIO LA SUA STORIA E IL CULTO DEI SANTI BAMBINI IN ABRUZZO

 LA  STORIA

Il  presepio o presepe (= davanti alla siepe che racchiudeva le bestie, quindi “stazzo, stalla) è la figurazione scenica della nascita di Gesù. Questa tradizione ha un’origine antichissima e si rifà alle drammatizzazioni liturgiche come le sequenze e le laudi che già nel Medioevo arricchivano le celebrazioni natalizie. L’introduzione del presepe, come tradizione natalizia ufficiale, si  fa risalire a San Francesco d’Assisi il quale,  dopo essere stato in Terra Santa e aver visto coi propri occhi la grotta di Betlemme, giunto a Greccio chiese ed ottenne dal papa Onorio III l’autorizzazione a celebrare la messa di Natale in una grotta e con l’aiuto del nobile signore di Greccio Giovanni Velta regalò all’umanità  il primo  presepe della storia. Era il Natale del 1223. I Frati minori diffusero dovunque per il mondo questa sacra  rappresentazione.

  IL PRESEPIO in terra d’ Abruzzo

In Abruzzo la figurazione scenica della Natività di Cristo, arricchita da centinaia di figure che si ambientano in località tipiche, probabilmente trae origine dai culti preromani, soprattutto etruschi, come il culto della “grotta” che rientra nelle “civiltà della madre”. Nelle caratteristiche costruzioni dei presepi che avvengono non solo nei luoghi religiosi ma anche nelle case singole, i personaggi non sono soltanto  il Bambinello,  la Vergine, San Giuseppe, i Magi, il bue, l’asino, gli angeli, ma anche quelli che rappresentano il mondo agro-pastorale della regione  e gli  antichi mestieri.

In Abruzzo la tradizione presepiale ha messo profonde radici. E’ difficile rintracciarne le origini ma i documenti più antichi risalgono al XV secolo. Nella regione questa antica rappresentazione scenica della nascita di Gesù ha messo radici profonde probabilmente per la particolare conformazione del territorio che, con i suoi monti, le sue valli, le sue tradizioni pastorali e i centri abitati spesso arroccati sulle montagne e sulle colline, appare esso stesso come un presepe.

Dove non si poteva realizzare il presepio con i personaggi principali, ci si limitava all’immagine del Santo Bambino posta nel punto più visibile. Ogni chiesa anche la più sperduta e povera aveva il suo Bambinello lavorato in cera o col gesso o scolpito in legno. Un Natale senza l’effigie di Gesù bambino non sarebbe stato più Natale per gli abruzzesi, perciò sull’altare maggiore di ogni chiesa c’era una cuna in cui giaceva tra luci e fiori il Bambino o  del tutto ignudo o rivestito di seriche vesti.

  Il Santo Bambino e la devozione in Abruzzo

Particolarmente legate al culto del Bambino Gesù sono delle statuette che lo raffigurano in fasce, con tessuti pregiati, tavolta disteso, altre volte in piedi e benedicente con la corona.  Si tratta di effigi dei Santi Bambini che i missionari in Terra Santa riportavano da lì al ritorno nei luoghi d’origine. Esse divennero subito immagini veneratissime dalla popolazione, alle quali si attribuivano speciali poteri taumaturgici e  il ruolo di protettori della comunità, proprio per la loro provenienza Gerusalemme e Betlemme. 

Il più famoso è il Bambino  della chiesa di Santa Maria d’Aracoeli a Roma  del XV secolo,  che tuttavia è  una copia,  essendo stato rubato l’originale dal 1994, il cui legno proverrebbe addirittura dal Getsemani. Molti altri se ne diffusero nel periodo compreso tra Seicento e Ottocento, e proprio al XVIII secolo si  datano i “Santi Bambini” abruzzesi.

Fra i tanti Bambinelli che venivano esposti nel corso degli anni  a Natale all’adorazione dei fedeli  nelle chiese della regione,ne rimangono solo quattro che si distinguono per  origine, fattura  e  grande valore storico-artistico.  Essi sono Il Santo Bambino di Calascio  conservato nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, il Santo Bambino di Lama  dei Peligni nella chiesa di San Nicola, il Bambino di Palena venerato nella Chiesa di Sant’Antonio  e il Bambino di Bisenti  conservato nella Parrocchiale.  

Le quattro statuine hanno una caratteristica in comune: provengono, secondo antichi documenti, direttamente dalla Terra Santa.

Il Santo Bambino di Calascio (Aq) venne riportato dalla Palestina da Fra Antonio da Roccacalascio  il quale vi si recò in pellegrinaggio intorno alla metà del XVIII sec. Osservantissimo della povertà non indossò mai alcun abito nuovo. Dormiva solo tre o quattro ore e digiunava la maggior parte dell’anno e affliggeva il suo corpo con cilici. La statuetta che riportò dalla Terra Santa è conservata nella Chiesa del convento dei Frati Minori  posta in un’urna di legno policromo a tutto vetro. Il bambinello è giacente e  avvolto in fasce come si usava nei nostri paesi per i neonati e un corpettino di seta ricamato in oro, un laccetto al collo da cui pende il sigillo in ceralacca del “Guardiano del S. Convento del Monte Sion di Gerusalemme. Della lunghezza di quattro palmi  è in cera ambrata colorata nelle guance paffute e nelle labbra ridenti che la rende simile a quello di Aracoeli  di Roma.

Il Santo Bambino di Lama dei Peligni (Ch.) viene ritenuta l’immagine sacra più celebre di tutto l’Abruzzo. Fra’ Pietro Silvestri lo riportò dalla Palestina nel 1760  e lo donò ai suoi concittadini  munito di sigillo e di bolla di autentica. Il Bambino è custodito nella parrocchiale dei Santi Nicola e Clemente, in cera e avvolto in seriche fasce ricamate d’oro, con il capo coperto da una preziosa cuffia, l’immagine costituisce anche un valido documento di costume ed  è oggetto di culto non solo in paese, ma anche in tutto il territorio circostante. Il Bambinello è conservato in una artistica urna d’argento, schermata di cristalli che ne permettono la visione. La sera dell’Epifania tutti gli abitanti del paese e soprattutto i bambini, si recano in chiesa a baciare l’immagine del loro piccolo Protettore e a salutarlo a conclusione del ciclo natalizio. 

Il Santo Bambino di Palena

La terza statuetta, nota in tutto l’Abruzzo e proveniente dalla Terra Santa, è conservata a Palena nella chiesa di S. Antonio nel locale  Convento  sull’altare di San Francesco.  E’ di legno dipinto  di 35 cm. di lunghezza giacente in una piccola urna vetrata molto semplice alla cui base è scritto:                     

“A divozione di Fra Serafino da Roccascalegna. Palena – S. Antonio. Anno domini 1850”. 

Questa data secondo dei documenti reperiti, non è certamente quella della venuta del S. Bambino dalla Palestina in Abruzzo che deve risalire intorno al 1770; purtroppo il documento di autenticazione è andato perduto nel corso dei barbari bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il Santo  Bambino di  Bisenti

Sia la leggenda che la storia di questa sacra effigie sono molto simili a a quelle di Lama.  Il documento di autentica col suo sigillo del 6 gennaio 1792 dichiara in latino che “la presente immagine rappresentante il divino Bambino Gesù avvolto in fasce  benedetta coi riti sacri riti nella Grotta di Betlemme e nello stesso luogo esposto alla pubblica venerazione dalla sacra Notte della Natività fino al terzo giorno dopo l’Epifania affinchè tutti i Cristiani abbiano in sommo onore questa santa Immagine”. A differenza degli altri santi bambini d’Abruzzo a cui veniva data la semplice benedizione e deposizione sui luoghi santi, a questo veniva dedicato un servizio liturgico di oltre 15 giorni a pubblica adorazione nella S. Grotta. La leggenda parla anche di segni miracolosi sul mare in tempesta e di un approdo miracoloso e infine del felice ritorno del P. Anacleto Catitti nella sua Bisenti dove tornava dopo aver dimorato a Gerusalemme circa sette anni. Questa sacra effigie conservata nella Parrocchiale del paese, ha le braccia serrate sui fianchi e il corpicino stretto dagli omeri ai piedini, da una fascia di seta bianca finemente ricamata in oro, un visetto d’angelo con grandi occhi neri e capelli neri ricciuti, la piccola bocca atteggiata al sorriso.

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