Il racconto di Manolo : Il sacrificio che pesa… come una piuma
da “I Mille Abruzzi” ed. Ricerche&Redazioni
di Manolo Pelusi
Sin dalla nascita ho vissuto la mia vita tra le righe storte del mio corpo. Non ho potuto né mai potrò deambulare, afferrare, parlare… E talvolta faccio pure fatica a guardare.
Qualche giorno fa ascoltavo con il cuore pulsante una delle tante storie di mia madre, anche lei disabile al 70% a causa del diabete e di un paio di infarti che ha avuto in passato, circa una quindicina di anni fa. A casa nostra viveva anche la nonna. Lei era molto malata, stava come me su di una sedia a rotelle se nonché doveva andare due o tre volte a settimana in ospedale per fare dei controlli. Mio padre e mio fratello lavorano duramente tutto il giorno, quindi, mamma quando accompagnava nonna in ospedale doveva portare anche me per non lasciarmi solo dentro casa. Mia madre da sola doveva sostenere tre corpi: il suo corpo, il mio corpo e quello di nonna trascinando allo stesso tempo due carrozzine. Erano fatiche, sacrifici e un amore spropositato che solo un genitore poteva e può comprendere.240
Forse sarà una storia come un’altra e forse no, poiché la loro forza, il loro amore hanno permesso sì che io, oggi, senza poter parlare e senza deambulare possa sostenere sulle mie spalle anche cento, mille persone.
Grazie ai loro sacrifici, ma anche grazie a queste malformate righe immutabili che un tempo ahimè condannavo, ora sono il presidente di una delle poche associazioni in Italia che danno la possibilità a persone come me, e anche diverse da me di comunicare, lavorare, apprendere, afferrare o guardare ma soprattutto amare senza fare un passo e senza dire una parola.
Ma questo ricordo che non è solo la mia storia ma è anche la storia di chi mi ha tanto amato.
