Il ministro era ghiotto degli gnocchi di Zi’ Pasqucce

Il ministro era ghiotto degli gnocchi di Zi’ Pasqucce

di Mario Giunco

Pasqua Marini, per tutti Zi Pasqucce, era una simpatica signora che, con la bonomia e la saggezza delle donne, aveva attraversato tutto il Novecento. Un giorno, sul finire del secolo scorso, Ventura Marini e Gigino Braccili, che erano parenti, andarono a trovarla, perché volevano farla raccontare. Mi unii a loro, con un registratore.

Vi era una ricorrenza legata al filosofo Giovanni Gentile (1875-1944), che nel 1923, appena nominato Ministro della Pubblica Istruzione, si era trasferito a Rosburgo per trascorrervi le vacanze estive. “Trasferito” è il termine giusto, perché allora le ferie potevano durare anche due mesi e bisognava attrezzarsi, specie se si aveva una famiglia numerosa, come il filosofo, con moglie, sei figli (cinque maschi e la primogenita Teresa) e un factotum, all’occorrenza anche cuoco.

La località di villeggiatura era ormai famosa, accogliente e facile da raggiungersi soprattutto per i romani. Giovanni Gentile poteva contare su amicizie di prestigio, la famiglia del senatore Devincenzi e quella Savini a Rosburgo. Prese in affitto una villetta che faceva al suo caso, ubicata all’angolo di via Leopardi con l’attuale via Nazionale, di proprietà dei Marini.

Pasqucce raccontava che Gentile era un uomo imponente, di poche parole, che incuteva rispetto solo a guardarlo. Poi si scioglieva in gesti affettuosi con i famigliari e anche con lei. Amava la tranquillità, il riposino pomeridiano e la buona cucina. Il factotum-cuoco era stato esautorato e al pranzo provvedeva lei, che aveva saputo conquistare gli ospiti con… gli gnocchi di patate.

Una vera prelibatezza, degna di una tavola reale, diceva il filosofo, che si alzava prestissimo e si metteva subito al lavoro. In quel periodo, come ricorda Raffaele D’Ilario, che frequentava la casa ed era amico del figlio Federico, Gentile scrisse il secondo volume del “Sistema di logica come teoria del conoscere”.  Al soggiorno del filosofo, che trascorreva le serate nei salotti bene o al Club Rosburghese, di cui era socio onorario, erano legati episodi curiosi, che, a distanza di anni, facevano ancora sorridere.

Un pomeriggio un uomo di fatica, che lavorava in giardino, si mise a urlare e strepitare, destando il filosofo, che, in termini forbiti, invitò ad allontanare “l’energumeno”. Su questa parola  Pasqucce non era certa, a distanza di anni ignorava il significato. Certo è che da quel giorno  il giardiniere si prese il soprannome di “Argume”, che considerava quasi un titolo di merito, perché glielo aveva dato un personaggio molto importante.

Passata l’estate, la famiglia Gentile ripartì per Roma,  con le rituali lacrimucce, lasciando in dono una foto di gruppo.  “Con sempre gradito ricordo” scrisse Gentile di suo pugno. Clicca qui se vuoi sapere di più su Giovanni Gentile

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