Il dolore che cementa. Storie ” belle” intorno a quel mostro del terremoto
Stride un po’ la differenza tra quello che la Protezione disse prima del sisma de L’Aquila.. “….il terremoto non si può prevedere …ma fatevi un buon bicchiere di Montepulciano di Ofena e dormite tranquilli a casa poichè il sisma andrà man mano scendendo di intensità” …con le sentenze dei giudici . I giudici che scrissero che quei ragazzi furono superficiail e quindi gli unici colpevoli di quello che è successo. .Iniziamo con il racconto di una ragazza, Marilisa Coco, che aveva ” una simpatia” per Maurizio Natale, morto quella notte, tra le macerie, nel suo appartamento a L’Aquila. Lei viveva a non più di 200 metri e si salvò.
Questo racconto fu ascoltato anche dai giudici ma non influì nei processi. La chiave delle sentenze si chiama invece ” nesso causale” significa, “portami la prova che quei morti sono rimasti a dormire, invece di fuggire in strada alla penultima scossa poiché rassicurati dalla Protezione Civile”.
Come si fa a produrre una prova del genere? Parliamo di persone decedute che non possono più raccontare. E’ materialmente impossibile mentre è facile ricostruire i fatti e sostenere che la Protezione Civile aveva tranquillizzato la popolazione. Esistono le prove filmate. Per assurdo chi aveva creduto alla commissione grandi rischi doveva recarsi da un notaio e sottoscrivere che: “il sottoscritto Pinco Pallo dichiara di essere stato tranquillizzato dal messaggio mediatico e quindi resta a letto tranquillo poiché nulla succederà”.
Pinco Pallo non ha provveduto all’ atto davanti al notaio quindi, non c’è’ prova, manca il “nesso causale”, quindi dice la giustizia non ci resta che affermare che chi è rimasto in casa è stato incauto. Questa sentenza , oltre al dolore che provoca, ha un costo per chi ha cercato di dimostrare il contrario. Ad esempio per la Onlus Avus 2009, che raccoglie 12 famiglie che cercavano giustizia per la morte dei figli universitari fuori sede, l’erario ha quantificato in 14.000 euro la somma da pagare.
“L’Aquila per la vita” ,associazione a sostegno delle famiglie che vivono la situazione di un familiare che deve affrontare la tragica esperienza di malato oncologico , ha organizzato, unitamente alla associazione 6 aprile per la vita, una raccolta di fondi per raccogliere l’importo da pagare allo Stato. Ci sono state molte più donazioni pdel traguardo da raggiungere. La differenza di denaro sarà a disposizione delle iniziative primarie per Onlus impegnata nel supporto in campo medico oncologico.
Hanno risposto veramente in tanti a L’Aquila . Tra le ricevute staccate per i contributi donati ,dice il presidente di “L’Aquila per la vita” Giorgio Paravano, anche le Suore di San Basilio, sono Celestiniane, che hanno fatto per la loro vita voto di povertà, ma anche un partito politico, un sindacato, l’Aied oltre a tantissimi semplici cittadini.
La somma imposta per le spese processuali è in questo momento congelata poichè l”Avus 2009 presenterà ricorso in cassazione per chiedere a quei giudici di annullare la sentenza dove i ragazzi sono stati definiti “incauti” e quindi “colpevoli al 100×100 della loro morte , e poi effettuare nuovamente il processo, da capo, e far entrare nelle carte anche quelle che sono la prova di uno Stato che ha sbagliato attraverso la Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi. I genitori e la maggior parte dei semplici cittadini ritengono questo passaggio giusto e indispensabile per …non lasciare tra le macerie 309 anime volate in cielo quella notte.
