Grazie ai soci Coop. A Milano abbiamo raccontato di quei ragazzi deceduti tra le macerie de L’Aquila

Grazie ai soci Coop. A Milano abbiamo raccontato di  quei ragazzi deceduti tra le macerie de L’Aquila

Domenica scorsa sono successe due cose belle. La prima conseguente da un problema. Dovevo essere a Milano alla sagra sociale di Baggio che si svolge da oltre 500 anni .

Un onore frantumato da un mal di schiena che non mi ha permesso di essere nel centro meneghino. Il presidente del comitato dei soci coop Luigi Gatti che aveva organizzato l’incontro insieme all’amica Fiorella De Lauretis , “il gancio” ,Simonetta D’Amico consigliera al comune di Milano, ma di Isola del Gran Sasso , e la professoressa Carla Centini responsabile di un gruppo di lettura, hanno “una pensata” che ho lanciato domenica mattina: presento il libro utilizzando il collegamento remoto.

La sala, piena, è stata attenta grazie anche agli sforzi tecnici di Fabrizio. Il messaggio che viene dal libro “Noi non abbiamo colpe” è stato recepito. Ho chiesto a Carla, lei abituata a legger libri, di dirmi il suo pensiero. Mi ha mandato questo sunto per e-mail

Dolore, sgomento e rabbia. Questi i sentimenti provati dal pubblico il 19 ottobre a Milano durante la presentazione del libro  di Umberto Braccili  Noi non abbiamo colpe. Erano le 17, ma in un attimo tutti i presenti sono stati catapultati alle 3:32 del 6 aprile 2009 tra morte e devastazione. Ognuno di noi ricordava il terremoto che colpì l’Aquila  e le tante vittime, tra le quali  55 giovani universitari, ma non poteva sapere i risvolti della vicenda.

Umberto Braccili, grazie a filmati, interviste, folgoranti dati, ha ricostruito gli eventi sbrogliando questa tragica matassa. Sicuramente l’aspetto che più ha colpito è stato l’atteggiamento delle autorità ,che, nonostante  i dati a disposizione, scelsero la strada della rassicurazione.

Ciò che ha però lasciato sgomenti è lo scoprire che  i giovani universitari vennero poi definiti “incauti”  dal tribunale, con il conseguente sdegno e ulteriore dolore dei familiari. Umberto ha evidenziato che si può essere vedovi o orfani, ma non esiste un termine specifico che indichi un genitore che perde un figlio, perché nella normalità della vita, questo sopravvive ai genitori.

Le toccanti testimonianze riportate ci hanno quindi fatto capire il senso di scrivere un libro che ricorda questa tragedia dopo tanti anni: giustizia deve essere fatta. I genitori non rivedranno più i loro figli, ma almeno, uniti nell’Associazione vittime universitarie sisma (AVUS),  potranno finalmente ribadire che i loro ragazzi non avevano colpe.  Carla Cencini

Dolore, sgomento e rabbia. Questi i sentimenti provati dal pubblico il 19 ottobre a Milano durante la presentazione del libro  di Umberto Braccili  Noi non abbiamo colpe. Erano le 17, ma in un attimo tutti i presenti sono stati catapultati alle 3:32 del 6 aprile 2009 tra morte e devastazione. Ognuno di noi ricordava il terremoto che colpì l’Aquila  e le tante vittime, tra le quali  55 giovani universitari, ma non poteva sapere i risvolti della vicenda. Umberto Braccili, grazie a filmati, interviste, folgoranti dati, ha ricostruito gli eventi sbrogliando questa tragica matassa. Sicuramente l’aspetto che più ha colpito è stato l’atteggiamento delle autorità ,che, nonostante  i dati a disposizione, scelsero la strada della rassicurazione. Ciò che ha però lasciato sgomenti è lo scoprire che  i giovani universitari vennero poi definiti “incauti”  dal tribunale, con il conseguente sdegno e ulteriore dolore dei familiari. Umberto ha evidenziato che si può essere vedovi o orfani, ma non esiste un termine specifico che indichi un genitore che perde un figlio, perché nella normalità della vita, questo sopravvive ai genitori. Le toccanti testimonianze riportate ci hanno quindi fatto capire il senso di scrivere un libro che ricorda questa tragedia dopo tanti anni: giustizia deve essere fatta. I genitori non rivedranno più i loro figli, ma almeno, uniti nell’Associazione vittime universitarie sisma (AVUS),  potranno finalmente ribadire che i loro ragazzi non avevano colpe.  Carla Cencini

Alla presentazione doveva partecipare anche il presidente di AVUS 2009 Sergio Bianchi. Infortunato anche lui è rimasto nella sua Frosinone. Offro ai soci della Coop presenti quella domenica questo suo racconto. Grazie

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