Gigino Braccili
In questi giorni avrebbe compiuto 96 anni. Le persone scomparse si ricordano, alcune ti lasciano “un regalo” andando via. Difficile che un figlio dica male del proprio padre. Ho affidato a Mario Giunco il compito di scrivere come lui sa scrivere e poi agli amici di sempre ricordarlo. Il filmato è relativo all’inaugurazione dell’associazione che lo ricorda con questo blog.
Gigino è per me una presenza sempre viva. Per lui avevo un posto di rilievo, perché mi considerava un suo familiare, il suo “nipote”. Aveva coniato il neologismo “capitaneggiare”, che si riferiva alla mia “pignoleria” – per esempio, quando si rivedevano le bozze di un libro – e gli ricordava quella di Raffaele D’Ilario, il mitico “capitano”.
Mi vedo davanti Gigino ogni volta che rientro nella Villa comunale, nel giardino e nel salone, ormai – e chissà per quanto tempo – unico locale disponibile. Voleva che fosse il simbolo di Roseto, un centro culturale di prim’ordine. Fino al 2016 ospitava l’emeroteca, l’archivio storico di Raffaele D’Ilario, la biblioteca della famiglia Scialletti (aveva convinto gli amministratori ad acquistarla e aveva classificato tutti i volumi), il lascito di Mario Vecchioni (un patrimonio esclusivo, imperniato su D’Annunzio), la biblioteca dell’Istituto dialettologico d’Abruzzo, che era stata trasferita dalla sede di Piazza della Libertà, con mobili e suppellettili, la videoteca, la biblioteca dello spettacolo, insieme a una raccolta musicale, che faceva invidia a più prestigiose istituzioni.
Poi la Civica Raccolta d’Arte, inaugurata nel 1981, che aveva curato di persona nell’allestimento, facendo stampare tre cataloghi, nei quali, accanto alle opere dei Celommi, figuravano quelle di artisti meno noti, che avevano donato le loro opere alla mai nata pinacoteca. Riesco appena a immaginare cosa direbbe oggi.
Per anni, ogni sabato, con la sua bicicletta e la sua borsa, anche quando la fatica si faceva sentire, Gigino saliva fino al primo piano, riprendeva fiato e si sedeva accanto a me, felice di trovarsi in mezzo a libri e carte, di parlare dell’Abruzzo, della Roseto antica, dei personaggi del passato, di vita vissuta in mezzo alla gente. Che ricchezza di aneddoti, di ricordi, di pensieri forse appena intuiti! Lo riaccompagnavo per un tratto di strada. Il suo viso si illuminava, anche nelle giornate più buie.
