Giacomo, forse diventerà santo. Grande uomo lo è già.

Giacomo, forse diventerà santo. Grande uomo lo è già.

seconda puntata

di Biagio Di Giuseppe

Giacomo Raineri nasce il 25 luglio 1939 a Palazzolo sull’Oglio, nel bresciano, in una famiglia contadina e numerosa composta da otto figli, due dei quali muoiono in tenera età. 

Giacomo è l’ultimo dei sei figli viventi e mai la famiglia lo spinge ad abbracciare la vita sacerdotale; ma è chiaro fin da subito che il Signore ha un progetto in serbo per lui.

Già all’età di 5 anni sente forte la chiamata di Dio: nonostante la madre gli nascondesse gli zoccoli e chiudesse a chiave il cancello della cascina per impedirgli di uscire, piccolissimo e scalzo, scavalcava il cancello e alle 5:00 del mattino “scappava” in chiesa per servire messa incurante del freddo e della nebbia.

In cascina posiziona spesso un asse con ai lati due grosse pietre per costruire un altare rudimentale e, dopo essersi messo sulle spalle uno straccio, simula la celebrazione della messa.

La sua vocazione è così forte che già da piccolissimo vuole entrare in seminario, ma la famiglia Raineri non disponeva delle risorse necessarie per garantire al piccolo Giacomo il necessario per dedicarsi alla vita consacrata.

Un giorno il parroco si presentò in cascina, prese Giacomino e passando tutti i negozi di Palazzolo sull’Oglio chiese un contributo per la sua dote. Tutti diedero qualcosa e fu così che Giacomo poté partire per il seminario.

La determinazione e la convinzione erano di ferro nonostante la tenerissima età. Ad appena dieci o forse dodici anni vive una breve esperienza nella Scuola Apostolica Dehoniana di Albino (Bergamo), prima di essere accolto alla Scuola Apostolica dei Padri Piamartini, a Maderno sul lago di Garda, anche a causa di problemi di salute che sarebbero stati meglio affrontati nel clima mite del lago. Era il 4 settembre 1954: il papà Emilio lo accompagna e presta il suo consenso al percorso vocazionale.

Giacomo è di carattere riservato, si ritira spesso occupando il tempo nello studio e nei suoi pensieri, spesso sofferente per una salute precaria e altalenante. Giordano Cabra, Vicerettore dei “chierici” all’Istituto Sacro Cuore di Maderno negli anni ’54-’55, ricorda Giacomo come “un ragazzo più portato allo studio che all’attività, alla discussione più che all’azione, con un certo distacco dai suoi compagni. Ma studiava di lena ed era interessato ai temi e avvenimenti ecclesiali e sociali.”

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