Franco Farias, l’amore per Ennio e il Premio Flaiano
Tra i maggiori studiosi di Ennio Flaiano c’è sicuramente Franco Farias. Magistrali i suoi racconti. Annovera tra i suoi meriti anche uno scoop. Il mitico scrittore, sceneggiatore, regista conosciuto in tutto il mondo , con la sua carta d’identità “ferisce” la città di Pescara. Una inchiesta del grande Franco ufficializza che Ennio non è nato in riva all’Adriatico ma …a Capelle sul Tavo
Scoop a parte Ennio Flaiano fu un grande e come grande fu temuto nel mondo del cinema. Il personaggio è grande ancor oggi grazie alla tenacia ( di questo si deve parlare per gli innumerevoli ostacoli tutti gli anni) di Edoardo Tiboni prima e della figlia Carla ancor oggi. Domenica prossima a Pescara, come sempre, partiranno le iniziative del Premio Flaiano con la premiazione dei vincitori della sezione Letteratura.
Generalmente i premi sono solo uno spreco di denaro. Si chiamano , con compenso, i più famosi e …si passa la serata. L’iniziativa intitolata a Flaiano segue ( fortunatamente non è l’unica in Italia) lo spirito del genio nato a Cappelle sul Tavo. C’è una giuria popolare che vive l’emozione e la responsabilità di decidere chi è migliore. Carla Tiboni coinvolge numerose associazioni.
Tra queste quella portata avanti da Gabriella Serafini una professoressa che coinvolge gli aderenti proponendo libri da leggere e poi approfondirli attraverso il dibattito. Persone che soddisfano il profilo di giudici per lo più popolari e quindi senza secondi fini.
Ho chiesto a Tonino Di Giovannantonio di descriverci le emozioni provate in questo compito che prevede di scegliere “il migliore” tra tre libri affidati.
Ha intitolato il suo racconto : il retrobottega del giurato.
Quando Gabriella, presidente del Silvi Book Club, mi ha proposto di entrare nella giuria del Premio Flaiano, ho accettato con l’entusiasmo di chi pregustava già i tappeti rossi della serata di gala presso l’ex Aurum. Ahimè! La vanagloria mi aveva impedito di guardare nel “retrobottega” del giurato: una corsa contro il tempo per ingurgitare centinaia di pagine entro il 27 giugno.
Una “full immersion” nella lettura, che sto affrontando tra il salotto e il letto, tra baruffe letterarie con la mia dolce metà e i tre finalisti sul tavolo.
La terna di quest’anno è un vero e proprio ottovolante stilistico. Ho iniziato con “Cartagloria” di Rosa Matteucci, un testo che definirei un “barocco d’assalto”. Una prosa densa, ricca di termini desueti e a tratti grottesca, che ha entusiasmato mia moglie e rimesso in discussione il mio concetto di scrittura senza fronzoli.
Sono poi passato a “L’invenzione del colore” di Christian Raimo: qui il registro cambia di 180 gradi, virando su un realismo iper-contemporaneo, a volte crudo, come alcune scene di sesso esplicito, ma sempre coinvolgente.
Equidistante da queste due voci potenti ed estreme si colloca il “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci, un’opera capace di far dialogare la filosofia classica con il ritmo del racconto. Un viaggio in 3D nella Grecia antica.
Tra il barocco della Matteucci, le provocazioni di Raimo e il rigore “live” di Nucci, fare il giurato è un esercizio che tiene occupati muscoli e cervello. Ma il bello della letteratura, in fondo, è proprio questo “Sturm und Drang” di visioni contrapposte. Ora torno ai libri: la scadenza incombe e la decisione finale è ancora tutta da scrivere.
Ovviamente, nemmeno sotto tortura ha detto chi voterà. Lo scopriremo il prossimo 28 giugno.
