E se parlassimo di streghe?

E se parlassimo di streghe?

di Elisabetta Mancinelli

Domenico Ciampoli ( Atessa 1852-Roma 1926) narratore e saggista fu un fecondo scrittore di fiabe e racconti in stile verista ispirati alla tradizione folcloristica abruzzese e trascrisse leggende e credenze della vita popolare del proprio tempo. Nella sua raccolta “ Fiabe abruzzesi” descrive il mondo agropastorale , le celebrazioni votive del mese di maggio in onore della Madonna.

La sua novella “ La strega” raccoglie tradizioni e usanze della “povera gente”. 

“I nostri giovani sposi le avevano provate tutte per avere un bambino: «avevano piantato un bravo corno di bue con la fettuccia rossa sul comignolo della capanna contro la iettatura; avevano fatto dire messe e litanie a sant’Anna benedetta; s’erano inzuppati di rugiada nella notte di S. Giovanni; ma egli era stato come domandar pomi ad un olmo. Alla fine, disperando della grazia dei santi paesani, se n’erano andati a piedi scalzi e a ventre vuoto dalla Madonna de’ Miracoli in Casalbordino….dove s’erano trascinati fino all’altar maggiore con le ginocchia nude e la lingua per terra, senza riprender fiato.


Tornarono al villaggio più morti che vivi, ma finsero i bravacci, e parevano non toccar la terra co’ piedi dalla contentezza: oramai mettessero la lingua alla cicuta le comari, ch’essi avrebbero un figliuolo da far gola a tutte; vedrebbero fra qualche mese come crepa l’invidia e come la terra grassa dà buon grano».


E quando finalmente Graziella rimase incinta, per un intervento che di divino aveva ben poco, ecco altri rimedi: «stesse bene attenta ora, che la fortuna era venuta di passo e la disgrazia poteva venir di galoppo; facesse la faccia tosta di chiedere una briciola di ogni cosa che vedesse mangiare, se no, il bambino verrebbe con le voglie, e per chi negasse quella carità fiorita, si raccomandasse a Santa Lucia per l’orzaiolo; non si sedesse mai sulla pietra nuda, chè la creatura soffrirebbe poi della terzana; né desse calci ad asini od a porci, chè il fantolino avrebbe il raglio dell’uno ed il grugnire dell’altro; sopra tutto non si ponesse le mani a croce sul ventre, chè lo farebbe morto».


Ma i “buoni consigli” ci accompagnano in ogni momento della vita. Una volta nato il bimbo, le comari «badavano piuttosto che la puerpera avesse latte; doveva averne senza dubbio perché ogni anno alla festa di Sant’Agata ella si era bagnata il seno nell’acqua della fonte benedetta; e poi, avendone poco, è presto fatto a farlo sgorgare a zampilli; basta applicarle sulla schiena una cotica di maiale, cuocerla e fargliela mangiare; badasse intanto a non far cadere goccia di latte nel fuoco, e a non avere in casa gatte o cagne figliate , che per niente le si essicherebbe il seno». 

I guai tra i due giovani erano nati per l’intervento della strega del villaggio il giorno stesso del loro matrimonio, ed anche dopo la nascita del figlio non ha nessuna intenzione di mettersi da parte.

I due poveri genitori iniziano a vedere il piccolo dimagrire a vista d’ occhio La Strega succia il sangue, a questo punto deve intervenire il padre: « bisognava afferrare la strega, bisognava fare le sette nottate, vale a dire vegliare sette notti per coglierla alla fine. D’allora non ebbe che questa sola idea, e si messe con tutta segretezza a preparare il gran colpo. Bisognava prima di tutto confessarsi e comunicarsi, poi bagnare la punta del bastone nell’acqua benedetta dove non avesse posto il dito alcuna donna.

Non rivelare il segreto ad anima nata e tanto meno alla moglie; non rientrare mai in casa durante la veglia; aspettarla pazientemente ogni notte, ed anche vedendola non toccarla che alla settima; se no, ella gli sguscerebbe di mano come un’ombra e tornerebbe più terribile: alla settima notte, uccidere un cane o un gatto e metterne la carogna a traverso la porta perché ella prima di entrare dovendo contare tutti i peli della bestia, darebbe agio a lui di accorparla”.

Ricerca a cura di Elisabetta Mancinelli

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