Don Tonino Bello. Il prete che viveva la vita con la Chiesa del grembiule

Era il 7 dicembre del 1992 quando, ormai in fin di vita per un cancro allo stomaco già in metastasi (sarebbe morto il 20 aprile 1993), Tonino Bello, presidente nazionale di Pax Christi, decise di recarsi a Sarajevo. Un pesante maglione, un berretto di lana, una croce di legno sul petto: viso smagrito, occhi incavati, corpo consumato.

Era consapevole che i suoi giorni stavano per finire ma lui volle sfidare anche la morte. «Andrò a Sarajevo anche con le flebo» convinto che bisognava iniettare nelle vene della storia nuova linfa, per un mondo di pace. Era la prima guerra in Europa dal 1945 e don Tonino aveva intuito che quella guerra sarebbe stata matrigna, capace di generare altri conflitti ed insieme odi razziali e migrazioni di massa che non vedevamo dai tempi di Hitler e Stalin.

Si riaffacciano in quei giorni nella nostra Europa i fantasmi del nazionalismo , della razza, del peso della storia, della pulizia etnica con i quali oggi stiamo facendo drammaticamente i conti e che invece credevamo aver sepolto per sempre.

La «Chiesa del grembiule» è una Chiesa povera per i poveri, che si spinge oltre il dovere dell’elemosina, che cammina con le persone indigenti e ne condivide i problemi e le speranze. Ho visitato un luogo dove don Tonino si vede sempre, è a Matera, una esperienza bellissima.

Un commento

  1. Enzo Rapagna'

    Sono d’accordo…sono d’accordo!! Grazie Umberto…❤️🌟

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