Briciole di Storia
di Mario Giunco
Sul Registro dei visitatori nel Sacrario di Andrea Bafile a Bocca di Valle (Guardiagrele), in data 20 maggio 1924, è riportata la presenza del “Premiato Gran Concerto Musicale Città di Montepagano”. La tomba dell’eroe, medaglia d’oro al valor militare nella Prima Guerra Mondiale, era meta di autentici pellegrinaggi.
Sostare davanti alla grotta, scavata nella Maiella, attestare la propria presenza era quasi un dovere morale. Anche per un complesso bandistico, considerato fra i principali d’Abruzzo, che si avviava ad una stagione fulgida, sotto la direzione di Francesco Perazzitti.
Ma la circostanza non è irrilevante, se si pensa che solo dieci giorni prima era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Regio Decreto con cui la sede municipale era trasferita da Montepagano a Rosburgo.
Questa e altre notizie – non proprio “curiosità” – troviamo nell’accurata ricerca di Mario Palmerio, Andrea Bafile ovvero l’eroismo come dono di sé (Guardiagrele, 2022). L’autore esamina la vicenda umana di Andrea Bafile (L’Aquila, 1878 – Iesolo, 1918), mette in luce particolari biografici sconosciuti e discrepanze sulla sua morte. Ne dà un ritratto a tutto tondo.
Si chiede in cosa consista l’eroicità del suo gesto e la individua nella predisposizione “all’ascolto dell’altro e al dono gratuito di sé”. C’è un’altra parte nel volume, che ugualmente intriga. Palmerio prende in esame le firme dei visitatori del Sacrario, che vanno dal 1923 ai giorni nostri, con una interruzione nell’agosto 1924, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti.
Negli anni Venti e Trenta lo visitano soprattutto rappresentanti di associazioni, istituzioni e gruppi familiari. Dai registri degli anni Sessanta-Ottanta si evince che il luogo diviene un’attrattiva turistica, all’insegna del consumismo. Mancano cerimonie ufficiali. Domina la sciatteria e le pagine del registro si riempiono di segnacci e scritte volgari. “Un deciso mutamento nella cura del Sacrario, nel comportamento dei visitatori e nella ritualità delle celebrazioni – conclude Palmerio – si ha verso la fine del secolo scorso e nel primo decennio del Duemila. Un modo nuovo, anche più robusto e autentico di sentire, si fa luce, sia a livello locale che nazionale.
Sono gli anni della presidenza della Repubblica di Azelio Ciampi che, con una serie di atti emblematici, anima un ‘patriottismo repubblicano’, sostanziato da un’idea forte e orgogliosa del Paese e della sua gente”.
