Auguri Ennio. Parlaci di ambiente

Auguri Ennio. Parlaci di ambiente

di DIEGO DE CAROLIS

Sto capendo ora, a distanza di settant’anni circa, la vera essenza della lettera di Flaiano al Sindaco di Roma negli anni Cinquanta del secolo scorso. 

​ Nulla è cambiato, nemmeno ai tempi della blandita e accattivante tradizione ecologica o svolta green della vita, oggi presente anche nell’art. 9 della Costituzione a tutela del future generazioni, come auspicio di lunga vita agli uomini e agli alberi, che ce la consentono.

Giuseppe Prezzolini, nel 1921, nel suo “Codice della Vita Italiana”, scrisse che “L’Italia è il giardino del mondo”.

​ Dopo di Lui, Flaiano aveva visto lungo sui sindaci e sugli alberi di quartiere, sugli uominidelle comunità locali, gli uffici, le ditte e gli operai, esecutori materiali perché “tengono famiglia”. 

Che dire poi dei Sindaci stessi ai quali non può che augurarsi un gran bene?

Prima però un augurio, una precisazione e una verità, che nasce dal certificato rilasciatodall’anagrafe del comune di Pescara il 1° marzo 2023. 

Buon compleanno a Flaiano, che in realtà si chiamava Enio, Vincenzo, Carlo, Antonino, di Cetteo, testimoni indicati Ruggieri Francesco, insegnante, e D’Annunzio Giuseppe, studente.

La seconda enne nostro “Ennio” era frutto dell’autodeterminazione, che leggi severe impedivano di mostrarsi ufficialmente, nonostante le benevolenze e le influenze dell’amico Peppino Quieti e dell’ufficio anagrafe.

La verità è certificata: è nato il 6 marzo alle ore 7.30 del mattino, forse a Pescara, ma dicerto a Cappelle sul Tavo a casa della madre, come raccontava anche la mamma di Ettore Spalletti.

In questo caso, la sua autodeterminazione lo ha spinto solo ad anticipare al 5 marzo la sua data di nascita, perché voleva essere nato lo stesso giorno di Mario Pannuzio.

Ma, anche un’altra verità è certificata: il perenne conflitto contemporaneo, mai programmato e sempre estemporaneo, tra gli alberi, gli uomini e le città che, dopo avere invano tentano di autodisciplinare i tempi, in ogni occasione trovano il tempo di abbattere alberi. 

Le ragioni sono le più disparate: sono pericolanti, fanno troppa ombra, impedisconol’apertura dei cancelli, impediscono il passaggio dei pedoni e persino la costruzione di comodimarciapiedi, limitano la velocità con le loro radici, ma poi si fanno dossi artificiali per ottenere lo stesso scopo.

Come sarebbero belle le fascine messe sotto il manto stradale per creare dossi rallentatori e drenanti, funzione quest’ultima svolta sotto i campi di calcio, liberati dalle pietre, dei paesi montani.

Le posizioni sono chiare: da un lato la necessità di lavorare senza ostacoli e di assicurare un dignitoso arredo urbano nelle strade dei quartieri (alberelli di essenza non sempre definita. spesso vivi ad intervalli regolari, secondo l’ordine e la teoria, dove esista, delle minuscole e quadrate aiuole di terra posizionati sui marciapiedi,

Dall’altro, i cani e i loro padroni, (ma sono la maggioranza selezione, perché non governanoal meglio le deiezioni) i pedoni, qualche condomino, studenti ed associazioni, che si preoccupanoanche delle conseguenze anche per il microclima che viene alterato. 

A tal proposito, Mario Tozzi ricorda spesso come una pino marittimo, un solo albero di alto fusto (come i platani o i tigli), in disparte le capacita assorbimento e di depurare l’aria, è in grado diabbassare fino a 6 ° la temperatura torrida dele estati italiane di città, che suggeriscono visiterefrigeranti ai contenitori commerciali.

Ennio Flaiano, in una memorabile lettera al Sindaco di Roma, ricordava come la prima (diremmo oggi essenziale) cosa da fare per iniziare i lavori sarebbe stata “ abbattere tutti gli alberi che deturpano i cantieri edilizi e ostacolano le manovre degli autocarri”.

Successivamente, precisava che “qualora si volesse rendere la zona e la strada di quartiere “gaia e salubre” ed “adornare di alberi la nostra strada, si provvederà, con opportuna riapertura dei marciapiedi, a piantare, a conveniente distanza l’una dall’altra, arbusti di gerani già secchi: per evitare sia l’ombra (per quanto piccola possa essere) che questi alberi fanno, sia una eccessiva vivacità di colori che andrebbe a scapito dell’arcobaleno edilizio. Altri alberi già secchi che potranno essere piantati convenientemente (ma solo nei viali) sono il pino marittimo secco e l’acacia secca”.

Se si confronta il contenuto estrapolato dalla lettera scritta al Sindaco di Roma nel 1956 con quello che accade ancora oggi nei quartieri (vecchi e nuovi) e nelle Vie delle nostre Città, ne derivala conferma che nulla (o quasi) è cambiato, forse solo l’attenzione più matura e meno distratta dei cittadini. 

Si registra, però, la presa di posizione dei Sindaci, volenti o nolenti, costretti a difendere lascelta.

Qual è la soluzione?

Si può forse pensare ad una seria programmazione per la tutela degli alberi che, calendario alla mano, prenda nota del cronoprogramma dei lavori, dell’avvicendarsi delle stagioni e delle feste e organizzi per tempo la potatura, l’abbattimento selettivo (meglio di quello dei cinghiali) e la messa ( o rimessa) a dimora degli alberi, la conservazione delle aiuole, delle siepi e dei giardini comunali,  l’uso di aree dove piantare un albero per ogni nuovo nato, benché oggi limitato dalla decrescita.

​ Ma forse è sempre attuale il rimedio che suggeriva FLAIANO per combattere il disesto idrogeologico.  

​ I parroci e i capi di tutte a tutte le confessioni religiose cittadine, nelle penitenze previste, stabiliscano per i fedeli di piantare un nuovo albero di grandezza proporzionata al ruolo sociale ed all’entità del peccato.  

Forse quest’ultima opzione, se seriamente praticata, eviterebbe disturbi, malori, conforterebbe l’anima, riuscirebbe senza timore ad incalzare e superare il ritmo delle distruzioni e degli abbattimenti che non riuscirebbe a stare dietro alle piante dei… peccati di tutti noi.

Sarebbe un bel modo, per i sindaci, di attuare un principio fondamentale oggi trascrittonell’art. 9, comma 3, della costituzione che “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”. 

Anche per questo, buon compleanno nel momento di transizione ecologica, stato di transizione che viviamo del resto come sempre.

Flaiano è stato lo sceneggiatore visionario anche di questo, sperando che l’Italia rivesta a conservarsi almeno giardino di se stessa. 

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