Ad Achille piace leggere, poi …ci regala il consiglio per un buon libro

Ad Achille piace leggere, poi …ci regala il consiglio per un buon libro

Amos Oz, Giuda, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore 2014

[…] Wald adorava spettegolare e anche a Shemuel non dispiaceva affatto. Poi Shemuel domandò lì per lì:

   “Shaltiel Abrabanel. Il padre di Atalia. Il suo consuocero. Mi può raccontare qualcosa di lui?”.

   Wald ci pensò su. Sì passò una mano sulla guancia e poi se la guardò un momento, come se avesse scritta sopra la risposta alla domanda di Shemuel. Alla fine disse:

   “Anche lui era un sognatore. Non che si è occupato di Gesù di Nazaret e nemmeno del rapporto fra gli ebrei e Gesù, ma a suo modo anche lui come Gesù credeva nell’amore universale, l’amore di tutte le creature per tutte le creature. Chiedete e vi sarà dato, chiedete e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché tutti coloro che chiedono avranno e chi cerca troverà e chi busserà gli sarà aperto. Io, mio caro, non credo nell’amore universale. L’amore esiste in dosi modiche. Si possono amare forse cinque uomini e donne, dieci magari, talvolta financo quindici. E anche questo solo assai di rado. Ma se uno arriva e mi dice che ama tutto il Terzo mondo, o ama l’America Latina, o ama il sesso femminile, quello non è amore ma retorica. Pura demagogia. Slogan. Non siamo nati per amare più di una manciata di persone. L’amore è una faccenda intima strana e piena di contraddizioni, visto che non di rado amiamo qualcuno solo perché amiamo noi stessi, per egoismo, avidità, desiderio fisico, brama di dominare l’oggetto d’amore e asservirlo; o al contrario, per desiderio di asservirci e essere dominati dal nostro amante, e in fondo l’amore assomiglia moltissimo all’odio e gli è più prossimo di quanto non si pensi normalmente. Ecco, ad esempio, quando ami o odi qualcuno, in entrambi i casi muori continuamente dalla voglia di sapere dove sia, con chi si trova in quel momento, se sta bene o male, che cosa fa, che cosa pensa, di cosa ha paura. Ingannevole è il cuore dell’uomo, e chi lo può conoscere? (Geremia 17, 9). Così dice il profeta Geremia. Thomas Mann ha scritto da qualche parte che l’odio non è altro che l’amore con il segno meno. E la gelosia è la dimostrazione che l’amore assomiglia all’odio, perché nella gelosia i due si fondono insieme. Nel Cantico dei Cantici, proprio nello stesso versetto, ci viene detto che l’amore è forte come la morte e che insaziabile come l’oltretomba è la gelosia. Il padre di Atalia sognava che ebrei e arabi di sarebbero amati gli Union con gli altri, bastava risolvere le incomprensioni. Ma si sbagliava di grosso. Tra ebrei e arabi non c’è e non c’è mai stata nessuna incomprensione. Al contrario. Ormai da qualche decennio c’è piuttosto un’intesa perfetta e assoluta: gli arabi di qui sono legati a questa terra perché è l’unica che hanno, non ne hanno nessun altra, e noi siamo legati a questa terra per la medesima ragione. Loro sanno che noi non ci rinunceremo mai e noi sappiamo che loro non ci rinunceranno mai. Pertanto, ci siamo capiti benissimo. Non c’è né c’è mai stata incomprensione. Il padre di Atalia era quel genere di persona convinta che qualunque dissidio al mondo si riduca a un equivoco: con una piccola dose di consulenza domestica, un pizzico di terapia collettivistica, una goccia o due di buona volontà — diventiamo tutti fratelli, come se non si fosse mai litigato. Era una di quelle persone che credono sia sufficiente la buona volontà di conoscersi a vicenda per cominciare subito a volersi bene. Che basti bere un bel caffè insieme condito di quattro chiacchiere amichevoli che il sole splenderà e i nemici si butteranno gli uni al collo degli altri in lacrime, come nel romanzo di Dostoevskij. Mentre io, mio caro, ti dico che quando due uomini amano una donna, due popoli pretendono la stessa terra — possono anche bere fiumi di caffè, ma quei fiumi non spegneranno l’odio e l’acqua non la dilaverà. Ti dico anche che malgrado tutto quello che ho detto prima, beati i sognatori e sventurati coloro che hanno gli occhi aperti. I primi non ci salveranno di certo, né noi né i loro discepoli, ma senza sogni e senza sognatori la maledizione potrebbe essere mille volte di più. È per merito dei sognatori se anche noi, i disincantati, siamo un po’ meno di pietra e disperati di quanto saremmo senza di loro. E adesso per favore portami un bicchiere d’acqua e non dimenticarti di nutrire i pesci nell’acquario. Chissà che cosa vede un pesce quando attraverso il vetro guarda la stanza, gli scaffali di libri, il riquadro di luce alla finestra. E anche il tuo Gesù era un grande sognatore, forse il più grande sognatore di tutti i tempi. Ma i suoi discepoli no. Loro erano avidi di potere e hanno fatto la fine di tutti i loro simili nel mondo: sono diventati dei macellai. Non avere l’ansia di replicare, lo so bene che cosa vuoi dire e potrei recitare la tua risposta per filo e per segno, dall’inizio alla fine è financo dalla fine all’inizio. Già. Per oggi abbiamo parlato abbastanza, adesso voglio leggermi Gogol’ in santa pace. Un due tre, riprendo a leggere Gogol’. Lui sapeva quasi tutto quel che c’è da sapere su come siamo fatti. Sapeva e si spanciava dal ridere. Ma tu è meglio se non lo leggi. No. Tu, leggi Tolstoj, piuttosto. È molto più adatto a te. Portami per favore il cuscino che sta sul divano. Sì. Così. Grazie. Mettimelo per favore dietro la schiena. Grazie. Tolstoj è quanto di meglio esista per i sognatori”.

Amos Oz, Giuda, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore 2014]Ad Achille piace

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *