A tutti piace vincere, ma le Panthers hanno esagerato: sono nell’Olimpo del basket femminile
La mia passione per il basket è conosciuta dagli amici. In gioventù ho fatto, “solo panchina” in serie B, però ero seduto li e gongolavo. Questo articolo viene dal mio cuore che parte da un pallone di cuoio che entra in un canestro. L’altro stimolo , non solo sportivo, parte dal fatto che la passione va annaffiata, coltivata. Funziona sempre credere in qualcosa.#
Le Panthers Roseto hanno disputato per il terzo anno consecutivo la sere A2 femminile. I dirigenti avevano “investito” per salvarsi, per portare avanti un’altra compagine, tutti giovani, in serie B e poi il settore delle più piccole. Il futuro in campo e fuori, perchè lo sport fa benissimo.
Poi che fai? Ti trovi inaspettatamente in finale contro la squadra varesotta del Costa Masnaga, vinci gara 1 in casa loro e poi vinci gara 2 davanti ad un palamaggetti pieno e quindi ….esageri e il prossimo anno giocherai in A1 tra le grandi.
Ho un bell’archivio pieno di filmati e ho avuto un amico collega, Paolo Bruni che mi ha donato in pellicola prima e a colori dopo la piccola grande storia di un paese marinaro dove la passione per quello che nel dopoguerra era considerato uno sport ” strano”, si giocava con le mani, era grandissimo.
Allora, facendo i complimenti ai dirigenti di oggi, alle ragazze, tutte bravissime, ai due preparatissimi allenatori Righi e Montuori, non posso non ricordare che la prima squadra di pallacanestro negli anni settanta di chiamava CARTEGIUNCO. La fabbrica venuta dal nord era diretta da Giovanni Giunco che era stato dopo la guerra giocatore della rosetana e poi presidente della squadra femminile e quella maschile che nei primi anni del duemila arrivò, come le ragazze oggi, alla serie a1 maschile.
Vicino a lui un altro pioniere, Tonino Narcisi, grazie a lui sono riuscito a fare panchina in serie B, che prese per mano ” quella strana squadra di ragazze, che cominciarono a riempire sugli spalti della palestra D’Annunzio di appassionati.
Vi propongo un mix che parte dagli anni settanta e arriva a ieri sera. 53 secondi che raccontano che crederci è importante, per le cose piccole come una squadra di basket e per quelle grandi come la difesa dei nostri giovani.
