La poesia di Maria
ASCOLTERÒ GLI ANGELI
E cammino e cammino
e cammino con un’idea nuova in testa
e cammina il cane sulle quattro zampe,
cammina il fiume con grandi salti
e cammina l’aereo lasciando scie bianche,
cammina il cuore dentro il petto controvento.
E cammina il giorno intanto che si fa sera,
cammina l’estate mentre nell’inverno si perde
e cammina la Terra tra ingiustizie e poca onestà
e camminano gli angeli ai margini,
perché è lì che si nasconde la verità
quella libera dalle leggi di potere,
puntellando l’invisibile stanco
che sulle spalle a forza trascina
tutto lo spettacolo del mondo che va.
Ascolterò gli angeli quando il presente si confonderà con il passato e questo con il futuro. Insistentemente, roteando vorticosamente, si mescoleranno tempi e luoghi, sfumando superfici, annientando contorni, esplodendo realtà, offuscando e mistificando i confini tra la vita e la morte.
Ascolterò gli angeli e mi renderò capace di interpretare la loro lingua, fatta di pause e tremori. Masticherò il nostro alfabeto fino ad ingoiarlo e supplirò all’assenza della parola, l’apparente prigioniera e, con la lingua intrappolata tra arsura e vani tentati sussurri, parlerò con voi, angeli, che di parole non avete bisogno, ma solo di lampi e visioni.
Accarezzatemi con le vostre ali lunari, fate di me la tavolozza dei vostri colori e spargeteli e spargetemi dove il buio non ha visto ancora il sole; portatemi lontano, create con la mia nullità immagini e visioni spettacolari; trasformatemi e ricomponetemi in un paesaggio a tinte accese, come il pensiero mio che sempre ha volato incontro al sole e di arancio nei giorni più intensi si colorava e di rosso s’incendiava.
Angeli, prendetevi il verde dei miei occhi e portatelo a chi speranza non ha, prendetevi il bianco dei miei capelli e schiarite tutte le tinte fosche che dietro l’angolo la morte porta; prendetevi le mie parole e trasportatele in echi e risonanze compresse oltre il ponte e assicuratevi che qualcuno ne possa fare l’uso giusto, mettendolo a frutto in un componimento sereno, una poesia bella come una preghiera. Lingua forte e incisiva sia, capace di creare una realtà speciale: immaginazione del passato e memoria del futuro e anche con l’idea di un dio celata dentro agli occhi dai quali colano colori che si stemperano nell’acqua e nei fiori.
Angeli, camminate accanto alle gambe stanche, assistete la bocca dell’uomo che parlando sbaglia, vigilate sulle orecchie dell’altro che fiacco ascolta. Deponetemi sulla montagna e sopra il mare; spargetemi dove ancora altro ritenete opportuno fare ma, l’ultimo mio pezzetto, quello del piede che tanto ha camminato, portatelo nella casa diroccata, dove sono nata.

La bellezza. Gli angeli ci salveranno, quelli con gli abiti stropicciati e logori, quelli che abitano le periferie e la fine del mondo ❤️
Quelli che sapranno regalare un sorriso
Che emozione l’ultima frase, chi sa perché la nostra mente ci porta sempre all’origine nonostante i piedi camminino tutto il mondo.
Il ritorno … Ulisse