La casa viola del dolore delle donne.

La casa viola del dolore delle donne.

Le giornate che ricordano importanti eventi o problemi ,non mi piacciono per niente. Fateci caso. Si passa dal 25 novembre dove davanti a “donna” scrivono per ricordarle “violenza” ,all’8 marzo quando invece regaliamo loro una “festa”. Dal dossier annuale del Viminale emerge che, relativamente al periodo 1 gennaio – 19 novembre 2023, sono state uccise 103 donne, di cui 82 in ambito familiare/affettivo e 53 per mano del partner/ex partner. Si chiamava Giulia l’ultima, ieri. Proviamo tra un mese a ricordare il nome Giulia, impossibile chiederci l’elenco a memoria completo delle 103 donne Si dice ” la vita continua” anche se, non per loro . Non c’è una spiegazione . I 103 casi sono archiviati con il timbro “odio”.

C’è chi la scampa ma le violenze sono sempre quelle cose che “ti ammazzano ogni giorno” e quindi vi voglio raccontare di chi ci permetterà nelle sale cinematografiche e poi sul web di parlarne , grazie ad un lavoro “rispettoso”.

Dal 24 al 29 novembre al cinema Massimo di Pescara sarà trasmesso il film LA CASA VIOLA. Il regista, pescarese, è’ una persona che ho conosciuto per il mio lavoro in passato. Si è occupato sempre degli ultimi . Feci una intervista per una splendida idea che vedeva al centro della sceneggiatura affidata a Maria Grazia Liguori i senza tetto che avevano il sogno di gestire un supermercato.

Ho parlato con Francesco della violenza sulle donne, mi ha raccontato del suo essere stato invitato, per la realizzazione, in una “mensa del dolore” in una CASA VIOLA , chiusa a tutti, con donne che cercano di uscire dalla violenza dell’uomo insieme..Questa l’intervista

Un pensiero su “La casa viola del dolore delle donne.

  1. Mi rifiuto di pensare che si possa programmare scientemente di fare violenza ad una persona amata. Come se l’amore fosse un qualcosa da comprare un tanto al chilo. Non ho parole… o meglio, me le impediscono il mio fegato che tra l’altro non è neanche il mio: mi è stato donato con un atto d’amore da una persona speciale. Preferisco pensare sia stata una donna, quasi a rinvigorire in me quel percorso di rispetto da inculcare ai miei figli.

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